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Varese - Medici in crisi a causa dei diktat economici in sanità. Il presidente dell'Ordine provinciale invita ad una maggiore responsabilità
«Il sistema sanitario in crisi? Medici e Asl imparino a dialogare»

( 25.07.2007 ) Novantotto nuovi chirurghi, 17 odontoiatri e 25 medici di varie specializzazioni. Sono questi i nuovi iscritti all'Ordine dei Medici della provincia di Varese, che raggiunge quota 4752  tesserati. L'organizzazione si occupa di tutte le problematiche afferenti alla professione, compresa quella che ultimamente sta avvelenando i rapporti tra Asl e medici di medicina generale.
«Per capire il momento che viviamo - spiega il presidente dell'Ordine provinciale, Pier Maria Morresi - bisogna aver chiara la complessità del nostro sistema sanitario. Il problema cardine è l'allocazione delle risorse, che è  squisitamente politico. Se un Governo decide di destinare una certa quota del Pil alla sanità, ci si deve attenere a quell'indicazione. La distribuzione dei fondi, conseguentemente, è una seconda fase, che richiede ulteriori scelte politiche. E così si arriva, a livello territoriale, con un'impostazione definita, messa in pratica dai medici di medicina generale legati al sistema da una convenzione. Se la cintura si stringe, ci si deve adeguare pur nel pieno rispetto delle competenze e delle professionalità».
Quello che sta avvenendo tra i medici, invece, ha un po' i connotati della rivolta: contro i lacci della spesa sanitaria, contro i controlli da "Grande inquisizione", contro le verifiche alla presenza dei finanzieri sta montando la protesta «Ciò che si vede è preoccupante e pericoloso - spiega Morresi - perchè si rischia di inficiare il rapporto di fiducia medico/paziente. Oggi al centro del sistema è il paziente che si rivolge al medico per avere un ventaglio di possibilità di terapia tra cui scegliere. Il medico, da parte sua, deve comportarsi secondo scienza e coscienza ma consapevole di appartenere ad una comunità. L'anello debole di questo percorso è la formazione dei medici, cresciuti e preparati a guarire e non a far quadrare il bilancio. Se si pone troppo l'accento sull'economicità della gestione, senza considerare l'aspetto sanitario, si costringe i medici ad esercizi cui non sono abituati. La risposta è una maggiore comunicazione tra le parti, un confronto aperto alla ricerca di un metodo il più possibile accettabile che risponda alle esigenze del sistema. Percorsi condivisi, dove tutti si sentano coinvolti».
Secondo il presidente Morresi, quindi, ci vorrebbe maggior elasticità da parte di entrambe le parti: «Se si impone dall'alto un criterio rigido si rischia lo scontro. Bisogna investire di più sulla comunicazione e il confronto. Il medico non si deve sentire minacciato. Attualmente, la commissione incaricata di giudicare il comportamento dei giudici è composta anche da un finanziere. I dottori si ritengono valutati da persone che non hanno appieno dimestichezza con la materia e quindi lamentano di avere un giudizio non competente».
Per evitare strappi, anche l'Ordine si sta attrezzando per organizzare momenti formativi: «Non abbiamo sicuramente l'arroganza di voler risolvere il problema che stanno affrontando tutti i governi. Ma certamente non riteniamo che il coinvolgimento delle forze dell'ordine sia efficace in questo settore». 

Alessandra Toni
sanit
a@varesenews.it


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