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Angera - Una corsia colorata, 15 posti letto che garantiscono annualmente... prestazioni. Il reparto di ostetricia ginecologia dell'Ondoli ha cambiato volto. Sotto la guida di una donna
Un polo materno infantile a ... dimensione familiare

(28 gennaio 2004) «Tu, qui, vivi in un'isola felice. Me lo ripetono spesso. E io rispondo che è vero. Ma per raggiungere quest'isola ho dovuto faticare non poco». A parlare è la dottoressa Rita Mancini, dirigente di ostetricia e ginecologia dell'ospedale Ondoli di Angera, una delle due ginecologhe primario in Italia. Da quando è arrivata, circa 7 anni fa, il suo reparto ha fatto passi da gigante, recuperando un territorio che ormai gli aveva voltato le spalle: «Merito del gruppo con cui lavoro, infermieri ostetriche e medici, ma anche del sostegno tecnologico che la direzione dell'azienda mi ha concesso».
15 posti letto che riescono a a sostenere circa 1300 ricoveri all'anno: «Il segreto di questo turn over è la "laparoscopia" - rivela la dottoressa Mancini - una tecnica rivoluzionaria che ci permette di realizzare interventi mini invasivi, abbattendo i giorni di degenza. Il direttore generale Rania mi ha fatto avere una colonna laparoscopica all'avanguardia. Facciamo interventi anche con fori di tre millimetri. È una frontiera della medicina affascinante, che permette al paziente di riprendersi in tempi più rapidi. Un esempio su tutti: una volta per le donne il prolasso era sinonimo di calvario con interventi lunghi e dolorosi. Oggi si interviene con tre forellini e il giorno dopo si torna a casa».

Una corsia gialla, rossa e verde, con i letti divisi da separé per garantire un minimo di privacy: « Ci ho perso intere notti per pensare a come potevo trasformare il reparto. Ho studiato la cromoterapia, ho cercato arredamenti caldi, in legno, che facessero sentire quasi come a casa.Ho combattuto strenuamente per riprodurre ciò che avevo in mente, ma oggi mi danno tutti ragione: la corsia è accogliente e rilassante». 
Per il primario, però, oltre alle apparenze è determinante la sostanza: «Abbiamo adottato un protocollo di autocontrollo per umanizzare il più possibile la professione. L'ambiente è piccolo e ci permette di sostenere un clima famigliare, così le pazienti si sentono sempre persone».

Un decennio fa il reparto di ginecologia e ostetricia era allo sbando: «Abbiamo sudato sette camice per recuperare il territorio. Abbiamo investito moltissimo negli ambulatori, aggiungendone ben 4 ai due già presenti. Inoltre abbiamo messo a punto un corso pre parto che l'Asl ha giudicato tra i migliori del territorio. Da un anno possiamo anche contare su una psicopedagogista, che ci ha concesso l'Azienda sanitaria, con cui forniamo assistenza psicologica alle neo mamme, insegnando loro a gestire situazioni di ansia, ma anche a risolvere problemi di inadeguatezza o di abbandono». (nella foto il primario Rita Mancini)
Dai parti fisiologici agli interventi oncologici, al secondo piano della divisione B, la dottoressa Mancini e la sua equipe di 4 medici, 12 infermieri e 7 ostetriche, riescono a rispondere alle esigenze del territorio meritandosi la qualifica di "polo matero infantile". 
Voltandosi indietro, il primario non può dirsi che soddisfatto, soprattutto alla luce dei numeri prodotti, numeri che le danno la certezza del domani: «Ormai non possono più chiuderci. Le voci persistono ma non mi preoccupano assolutamente. E ormai non preoccupano più nemmeno il territorio».

Alessandra Toni
sanit
a@varesenews.it


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