Sanità
- Nessun problema
particolare negli ospedali del territorio, garantiti i
servizi essenziali, solo rallentate le altre
attività.
Medici in sciopero,
adesione alta a Varese, meno in provincia
(8
gennaio 2004) Alta adesione a Varese, più bassa nei piccoli
centri. È questa la prima fotografia dello sciopero del
personale medico sanitario proclamato per oggi da ben 42
sigle sindacali. A metà pomeriggio, il dato di astensione
dal lavoro, che tiene conto del primo turno di lavoro, parla
di un'adesione altissima a Varese: vicina al 100%, secondo i
sindacati, cifre alte ma molto più contenute secondo fonti
ospedaliere. Dell'ospedale del Circolo fanno sapere che i
numeri saranno disponibili solo domani mattina; ma trova
conferme la sensazione che tra gli anestesisti lo sciopero
sia stato del 100 % - tranne quelli chiamati a garantire le
emergenze - e compatta la schiera dei medici che hanno
incrociato le braccia. Adesione del 50 % a Gallarate, del 38
% a Busto. Più bassa ancora a Saronno dove hanno scioperato
62 medici su 174 e Tradate, solo 12 su 97. E se ad Angera
l'adesione è totale, a Cittiglio e ancor più a Luino gli
astenuti si sono contati con le dita.
Un dato in linea con la tradizione, secondo l'Anaao, la
sigla maggiormente rappresentativa dei medici ospedalieri.
«Storicamente l'adesione è più alta dove è consolidata
una maggiore sindacalizzazione - spiega Ottavio Amatruda -
responsabile Anaao - e dove la concentrazione di medici è
più alta. Nei centri ospedalieri più piccoli, sono già
talmente in pochi che è difficile avere grandi numeri e
garantire il servizio». La notizia migliore è che in
nessun ospedale del Varesotto si sono verificati i temuti
disagi. Una buona opera di informazione preventiva, la
disponibilità in tutti i casi a garantire i servizi
fondamentali di urgenza e la disciplina della popolazione
che non si è recata in ospedale ha fatto si che queste
prime opere di sciopero siano trascorse senza particolari
problemi. E se i laboratori sono rimasti in gran parte
chiusi, le sale operatorie hanno lavorato. A Busto Arsizio
su 23 unità operative disponibili la metà ha assicurato le
urgenze, l'altra ha funzionato normalmente. Anche il temuto
blocco delle operazioni non urgenti non si è verificato del
tutto.
Comparti sanitari a mezzo servizio ma non bloccati,
dunque. «Probabilmente è un metodo sorpassato di
protesta - continua Amatruda, non sorpreso delle basse
adesioni in provincia - Anzi mi aspettavo qualcosa di meno.
La verità è che i medici non sono abituati a scioperare e
per farlo si fanno violenza». Restano le preoccupazioni per
le richieste inevase del personale ospedaliero, sopratutto
per quei tagli - stimati in circa 13 miliardi di euro -
minacciati dalla Finanziaria e dal mancato trasferimento
stato-regioni. «Ci saranno ancora due giorni di protesta -
conclude Amatruda - e confidiamo nelle elezioni europeee.
Questo governo non potrà andare al voto tranquillo dopo
aver rovinato la politica sanitaria del paese, dovrà per
forza rispondere alle nostre sollecitazioni».
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