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Varese - favorevole alla regolamentazione del settore, ma fortemente critica ai tanti limiti imposti è il direttore sanitario del centro Fons Vitae, Susanna Martignoni
«La legge era necessaria. Ma non questa» 

(23 febbraio 2004) Susanna Martignoni da anni si occupa di fecondazione assistita, in qualità di direttore sanitario di Fons Vitae, centro specialistico per l'infertilità di coppia. È una delle relatrici dell'incontro pubblico organizzato dai DS alla Videoteca civica di Varese. «La legge era necessaria. Eravamo uno dei pochi paesi del mondo civile ad esserne sprovvisti. È una legge che mette ordine, che pone paletti, che punta alla prevenzione della sterilità, che incentiva la ricerca, che predispone un fondi economico per chi vuole sostenerla, che regolamenta l'accesso escludendo le mamme nonne o il liquido seminale di mariti defunti, che impone il consenso informato in modo estremamente dettagliato su rischi e problemi». 
Ma oltre a ciò non si va. E il rovescio della medaglia è estremamente negativo: «Innanzitutto non si capisce perchè in Italia abbiamo negato l'utilizzo di gameti donati. Tutti i paesi europei autorizzano questa donazione, con la conseguenza che già si sta organizzando il "turismo riproduttivo", con un aggravio della spesa finale e un maggior impiego di tempo. Così solo le coppie benestanti potranno permettersi questi viaggi della speranza. Il secondo problema è legato al divieto di congelare gli embrioni: solo tre ovociti per volta provocheranno un aumento del fallimento delle inseminazioni, il moltiplicarsi delle stimolazioni ormonali e del prelievo chirurgico. Maggior stress fisico ma anche psicologico. Ultimo problema, enorme, è il divieto di analizzare preventivamente le alterazioni cromosomiche degli embroni: i tre ovuli vanno innestati senza indagini preventive. Tutt'al più si potrà ricorrere all'aborto: con il risultato aberrante che si preferisce tutelare un ovulo di 4 cellule, piuttosto che un feto di dodici settimane».
«Fino ad oggi, c'era effettivamente il far west - commenta Susanna Martignoni - e i centri seri si tutelavano aderendo alle linee guida delle società scientifiche internazionali. Con questa legge verrà introdotto un registro dei centri autorizzati a fare fecondazione assistita. E questo è un bene. Ma visto che c'erano, perchè non hanno fatto uno sforzo in più per approvare una normativa adeguata e all'altezza?»
«Forse - aggiunge la dottoressa - non si è trattato di mala fede, ma semplicemente di ignoranza di un campo estremamente complesso e difficile. Probabilmente in molti, tra i votanti, non hanno capito appieno le conseguenze di tale legge».

A.T.
sanita@varesenews.it


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