Varese
- Aumentate in
modo esponenziale le prestazione del reparto di pediatria.
Causa: l'apertura del punto di primo intervento pediatrico.
Il personale è, però, rimasto lo stesso ed è preoccupato
per il futuro
Nespoli: «Non possono
chiudere il laboratorio al Del Ponte»
(2
febbraio 2004) «Da quando abbiamo aperto il punto di primo
intervento tre anni fa, siamo passati da 2500 a 11.000
prestazioni. Con il personale invariato». Non si tratta di
una lamentela ma di un'analisi della realtà quella che
Luigi Nespoli (nella
foto) fa sul
reparto che dirige: la pediatria al Del Ponte. «A parte la
traumatologia, che dirottiamo al Circolo, noi vediamo tutti
i bambini di Varese e della provincia. I picchi sono nel
week end e nel tardo pomeriggio dei giorni infrasettimanali:
nei mesi invernali l'affluenza è,comunque, sempre
elevatissima. Oltre la metà del nostro lavoro si concentra
sulle emergenze, ma l'organizzazione del reparto non prevede
questo segmento di attività che riusciamo a sostenere
grazie agli specializzandi chiamati a fare gran parte del
lavoro ulteriore a quello clinico stretto»
Ventiquattro
letti ospitati al quarto piano del polo materno infantile
per curare tutte le patologie infantile, con alcune
eccellenze: il diabete e le malattie endocrine, le apnee del
sonno e la sindrome della "morte in culla", la
gastroenterologia e l'allergologia, negli ultimi anni il
settore più intasato a causa del crescente numero di casi
di asma, circa il 20% della popolazione infantile.
A gestire il reparto ci sono undici medici, compreso il
primario, una ventina di specializzandi, 15 infermieri
professionali e 11 ausiliari. Lo scorso anno sono stati
fatti 1300 ricoveri, mentre le prestazioni in day hospital
sono state 900. Gli ambulatori, infine, hanno effettuato
4861 interventi.
In corsia, colorata e animata dai volontari del Comitato
Tutela Bambino in ospedale, ci sono due volte alla settimana
i clown del dottor Sorriso, sponsorizzati dalla fondazione
Garavaglia, che fanno divertire i piccoli pazienti e li
intrattengono con fiabe e giochi: «Se avessimo un po' più
spazio però - aggiunge Nespoli - potremmo organizzare il
reparto in modo da separare le diverse patologie, potremmo
allestire una saletta per le mamme che accudiscono i figli,
potremmo anche, e questa sarebbe un'urgenza, predisporre una
saletta dove tenere in osservazione i bimbi che arrivano al
pronto soccorso».
Tra
il personale, già caricato al limite di lavoro, c'è anche
qualche preoccupazione: si tratta del futuro del
laboratorio: «Il progresso comporterà sempre più il
ricorso al laboratorio - spiega il primario - La celerità
dei responsi, inoltre, permetterà di evitare complicazioni.
L'idea di inviare le nostre provette al Circolo contrasta
con il progresso: i tempi si allungano e la qualità del
campione trasportato è messo in discussione. Poi si
colpevolizzano i dottori perché fanno errori: ma anche loro
hanno bisogno di riscontri oggettivi per far bene il proprio
dovere. Capisco la politica del risparmio, ma ci sono certe
voci che non possono subire contrazioni».
Il personale del Del Ponte si sente un po' "il
dipendente di serie B". Il Del Ponte, nonostante la
vicinanza, non è il Circolo dove c'è il centro pulsante
dell'azienda: piazza Biroldi è la periferia e come, tale,
si sente trascurata : «Basterebbe un pizzico di
considerazione in più» commentano in corsia.
|