Varese
– «Le
modifiche apportate alla legge regionale sanitarie decretano
la privatizzazione del settore». La denuncia parte da
Rifondazione comunista che indica in tre importanti
innovazioni le ragioni della decisiva sterzata
«La salute diventerà
un bene per ricchi»
(13
febbraio 2004) «Con l’approvazione delle modifiche alla
legge 31 si perfeziona il processo di privatizzazione della
sanità lombarda». Giovanni Martina, consigliere regionale
di Rifondazione comunista, denuncia senza mezzi termini il
futuro, naturale passaggio di questo processo che,
all’indomani dell’eventuale riconferma alle elezioni
della giunta di centro destra, vedrà l’introduzione del
sistema assicurativo privato con la distinzioni di pazienti
ricchi di serie A e clienti poveri di serie B.
«La sperimentazione della legge 31 che si è conclusa lo
scorso anno – precisa Martina – ha già visto
l’ingresso massiccio del privato nella sanità e delle
logiche di profitto. Il passo successivo sarà la
monetizzazione di quello che dovrebbe essere per
costituzione un diritto fondamentale dei cittadini».
Secondo Rifondazione comunista, la minaccia di questa
“svendita” è legata a tre innovazioni introdotte dalle
modifiche approvate recentemente dal consiglio regionale. La
prima riguarda l’azzeramento del sistema
dell’accreditamento che fino ad oggi aveva regolato
l’erogazione delle prestazioni sanitarie e che aveva
creato una spartizione tra pubblico e privato
rispettivamente del 67% e del 33% delle prestazioni: «Dal
giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale lombarda, l’accreditamento servirà solo come
una sorta di certificazione per qualificare i soggetti
chiamati a “negoziare” la quantità di prestazioni che
può fare. La Regione stipulerà dei contratti con i
soggetti di diritto pubblico e con le aziende private
dividendo secondo il proprio insindacabile giudizio la
quantità di prestazioni erogabili in regime di servizio
sanitario. Se fino ad oggi la “torta” era divisa per 67
e 33, domani, presumibilmente si passerà ad un 50%
pari, con la conseguenza naturale che alcune strutture
pubbliche vedranno azzerare le proprie attività e quindi
saranno chiuse».
Secondo capitolo è legato alle fondazioni: «Si dà la
possibilità al consiglio regionale di trasformare in
fondazioni le aziende ospedaliere pubbliche. Anche se oggi
si assicura che la maggioranza di questi enti di soggetto
privato senza scopo lucro rimarrà pubblica, nulla vieta ai
vari consigli di amministrazione di esternalizzare le
attività medicali ad aziende private che potranno operare
in regime economico puro. E allora potremo dire addio a
tutte le prestazioni non considerate “remunerative”
mentre ci si può attendere ad un fiorire di operazioni che
rendono di più».
Terza fase del processo riguarderà il personale che potrà
essere assunto con contratto a tempo determinato a seconda
delle esigenze della clinica: «Si introduce un fattore di
precarizzazione del lavoro che non farà che peggiorare il
clima ospedaliero e l’emigrazione verso il settore privato
più sicuro».
Gli esponenti di Rifondazione temono un peggioramento totale
della qualità della vita: «Quando il cittadino non sarà
più in grado di avere una prestazione sanitaria perché
troppo costosa si dovrà rivolgere ai servizi sociali, che
dovranno accollarsi un capitolo fino ad oggi gestito sempre
a livello pubblico».
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