Varese
- La politica
socio assistenziale sta subendo profonde innovazioni. Nel
nome della devolution e della territorialità. A coordinare
i lavori, l'Azienda sanitaria che da ente gestore si
trasforma in coordinatore di garanzia
Un Welfare più vicino
al territorio, per dare risposte giuste
(16
febbraio 2004) Voucher, buoni, 328, programmazione,
accreditamento, controllo. Sono le nuove declinazioni di un
Welfare che sta subendo profonde trasformazioni. Da una
legislazione nazionale che ha profondamente innovato il
settore, fino alla caratterizzazione regionale, tutto il
settore sta cambiando sull'onda di una filosofia che
punta sulla spinta propulsiva locale. La devolution si sta
traducendo in una diversa costruzione dei progetti nel
settore sociale e socio sanitario.
«L'idea è quella di far dire al territorio cosa ha bisogno
e di cercare sul luogo le risorse necessarie per dare le
risposte». A spiegare la nuova era è il Direttore Sociale
dell'Asl di Varese Lucas Maria Gutierrez che si trova a
traghettare il sistema.
Quali
sono i vantaggi di questa "rivoluzione"?
«La legge 328 punta sul metodo della sussidiarietà
orizzontale: i comuni devono consorziarsi in distretti per
individuare le esigenze del territorio e costruire progetti
idonei per dare risposte, magari in collaborazione con enti
istituzionali presenti sul territorio, e qui interviene la
sussidiarietà verticale».
E in
questo processo rivoluzionario, quale rimane il ruolo dell'Asl?
«In questo momento stiamo ancora costruendo il sistema. L'Asl
funge da collante tra tutti i nuovi attori che si sono
ritrovati al tavolo della programmazione, enti locali, terzo
settore, ecc. Inoltre abbiamo il know how per essere stati,
storicamente, gli incaricati di quest'area. Ora coordiniamo
il tavolo, partecipiamo alla programmazione, diamo consigli
e mediamo le varie posizioni. Noi sosteniamo e
favoriamo la programmazione partecipata che sarà
indubbiamente più in linea con ciò che il territorio
domanda. Inoltre fungiamo da garanti di un sistema che deve
mantenere gli stessi standard qualitativi del passato».
Programmazione,
mediazione, controllo: il nuovo ruolo dell'Asl ha suscitato
qualche polemica, soprattutto perchè non c'è più la
garanzia del servizio pubblico
«Le preoccupazioni ci sono state e sono emerse soprattutto
quando sono stati introdotti i voucher socio sanitari. Credo
che i timori fossero legati ad una mancanza di informazione:
si pensava di perdere qualche diritto. Ma, in linea alla
innovazioni introdotte nel campo sanitario, ormai si
parla di servizi pubblici in generale, indipendentemente dal
fatto che l'erogatore sia un soggetto pubblico o privato. Lo
standard qualitativo che esprime uno deve essere espresso
anche dall'altro».
Ma
come garantire che le motivazioni del privato siano le
stesse del pubblico e non mirino solo al profitto?
«I garanti del sistema siamo noi. E abbiamo tutto
l'interesse a che il sistema sia adeguato e di qualità.
Ecco perchè abbiamo investito moltissimo sulla nostra
mission che è quella di controllo. Non solo preventiva
nella fase dell'accreditamento, ma anche successiva. Stiamo
implementando la formazione del nostro personale chiamato a
monitorare il livello di qualità del sistema. Abbiamo
ideato un progetto di verifiche a tappeto dai
"pattanti", gli erogatori del servizio", agli
utenti attraverso sondaggi di gradimento. In questa opera
saremo supportati anche dai medici di medicina generale che
rimangono i principali gestori di questi servizi».
Lo
scorso anno è stato di costruzione del sistema. Siamo al
varo definitivo?
«Le innovazioni introdotte nel welfare sono culturali,
quindi il periodo di assestamento non è del tutto finito.
Ancora ci stiamo calibrando: è un work in progress. A mano
a mano che emergono ostacoli, si aggiusta il tiro per la
soluzione migliore. Direi che il lavoro di assestamento è
alle spalle, ora si inizia a lavorare secondo le nuove
regole, ma siamo ancora alla ricerca della perfezione. Il
nostro vero obiettivo».
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