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Varese - L'azienda ospedaliera Macchi ha scelto di dedicare un reparto agli ultra settantacinque anni. 43 posti letto sempre esauriti 
Al Circolo un reparto dedicato agli anziani. Unico in provincia

(10 febbraio 2004) In provincia non ci sono reparti simili. In Lombardia, si contano sulle dita di una mano. Al Circolo di Varese gli anziani hanno a disposizione un reparto tutto per sè, dove le differenti patologie sono curate da personale ormai esperte in problematiche senili che affrontano la questione avendo presente la persona prima del paziente. «Da noi arrivano ultra settantacinquenni che hanno malattie in fase acuta - spiega Guido Bonoldi alla guida di geriatria dal dicembre 2002 - Spesso, poi, la fase acuta si complica con problemi paralleli che aumentano le disabilità e, quindi, allungano il ricovero. La nostra peculiarità, però, è il rapporto con i pazienti, che sono particolari, ognuno diverso dall'altro, a volte incapaci di segnalare la propria patologia». 
Il reparto di geriatria ha a disposizione 43 letti, sempre occupati: «Prima erano 52, ma abbiamo ceduto due posti a diabetologia e 6 a neurologia. Sono branche della medicina che spesso interessano la popolazione anziana. Per cui mi è sembrato naturale avviare una sinergia, per condividere informazioni ed esperienze ». 

Nonostante la contrazione di posti, lo scorso anno il reparto ha mantenuto le prestazioni degli anni precedenti attestandosi a 1274 ricoveri: «Indubbiamente la tecnologia ci permette di ridurre i tempi di degenza anche per questi pazienti più delicati. La permanenza in reparto, comunque, si aggira mediamente sui 13 giorni». 
Un grande problema che il dottor Bonoldi
(nella foto) si trova ad affrontare, però, è proprio la fase della dimissione di un paziente anziano che, sebbene guarito, non ha riacquistato la totale indipendenza: «La nostra equipe si trova ad operare in sinergia con varie figure professionali: dai fisiatri ai fisioterapisti, ma anche con gli assistenti sociali e i famigliari. Quando dimettiamo dobbiamo essere sicuri che sia assicurato un ambiente adeguato alle sue condizioni, sia esso quello famigliare o una struttura riabilitativa». Ed è proprio qui il "buco" assistenziale  che c'è nel nostro territorio: «Manca un'unità post acuti, come previsto dal piano sanitario nazionale. Noi ci stiamo attivando per cercare sinergie con alcune realtà provinciali. Per il momento se una persona non può tornare a casa viene ricoverato nelle RSA, ma per trovare un posto deve attivarsi la famiglia che deve anche contribuire alle spese. Un'unità post acuti, invece, sarebbe attivata direttamente da noi, come naturale prosecuzione del ricovero ospedaliero».

Otto medici, 23 infermieri professionali più 4 generici, 17 operatori socio-sanitari e due ausiliari curano, oltre al reparto, due laboratori: uno geriatrico e uno cardiologico avviato in collaborazione con la divisione diretta dal dottor Repetto: «Vorremmo attivarne anche uno di neuro-geriatria per affrontare l'ambito delle demenze  e dei deficit cognitivi. Stiamo, inoltre, raccogliendo finanziamenti per dotarci di un'ecografia. Sarebbe indispensabile durante le visite in reparto».
Presso l'università dell'Insubria non esiste una specializzazione in geriatria: «Sarebbe importante che i giovani si avvicinassero a questa branca che chiede di sviluppare soprattutto una sensibilità particolare, adeguata al paziente anziano».

Alessandra Toni
sanit
a@varesenews.it


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