Varese -
Sindacati di base sul piede di guerra per tutelare i servizi
che si vogliono esternalizzare: assistenza domiciliare e
disabili
Battaglia in difesa
della sanità pubblica
(
26 aprile 2004) Assistenza domiciliare, consultori, servizio
disabili. La politica sanitaria dell'Asl varesina è sotto
accusa. Nel corso di un presidio con tanto di
volantinaggio,alcuni esponenti dei sindacati di base hanno
spiegato ai tanti utenti dell'Azienda sanitaria che si sono
presentati in via Rossi quali pericoli stanno correndo i
servizi che sono stati o stanno per essere esternalizzati.
A nove mesi dall'entrata in vigore dei voucher sanitari
nell'Assistenza Domiciliare Integraga (ADI), il servizio è
ormai stato completamente affidato ai "pattanti",
i soggetti privati che si impegnano a garantire lo stesso
tipo di servizio con gli stessi prodotti dell'Asl « ma di
cui poco si conosce circa i tipi di contratti che legano i
dipendenti all'ente» dicono i dimostranti. Circa una
novantina di infermieri, dipendenti pubblici, sono stati
trasformati in "controllori" o impiegati:
«All'inizio ci avevano garantito che, se lo desideravamo,
potevamo continuare a svolgere la nostra professione -
affermano le infermiere che animano il presidio - Invece dal
primo aprile scorso ci hanno tolto ogni competenza con la
scusa che la richiesta dei privati è stata talmente elevata
da non permettere ulteriore impiego di personale pubblico. E
quindi, oggi per ogni prelievo di sangue l'Asl paga al
privato 20 euro mentre lascia proprie infermiere
professionali a compilare moduli e spedire fax».
Ragioni
di risparmio sarebbero alla base della nuova politica
regionale che vuole lasciare alle Asl soltanto compiti di
vigilanza e coordinamento: secondo il direttore dei servizi
sociali Lucas Maria Gutierrez il cambiamento non ha portato
alcun problema e un recente sondaggio tra gli utenti ha
evidenziato un uguale livello di soddisfazione. Il
personale, però, contesta i risultati di quel sondaggio,
realizzato quando ancora personale Asl era impiegato
attivamente: «Ci vogliono togliere il nostro lavoro, per
farci vigilare sull'attività di altri, che non conosciamo e
con cui non abbiamo mai un dialogo anche perchè sono sempre
operatori differenti. Vedendo una volta al mese un paziente
come possiamo in pochi minuti renderci conto di come stia
andando il servizio, di quale rapporto si è instaurato con
il paziente?». «Pochi sanno poi - aggiunge un'altra
infermiera - che il voucher ha la durata di un mese:
se a un paziente non sta bene il servizio del pattante non
può cambiarlo o chiedere la sostituzione prima dei 30
giorni perchè ormai il servizio è pagato. E se poi,
malauguratamente, il paziente dovesse morire, il pattante
viene comunque pagato per tutto il mese. E poi parlano di
risparmio».
E
se all'Adi si contano i casi più numerosi di insoddisfatti,
in cattive acque navigherebbe anche il servizio per i
disabili: «In due anni è stato drasticamente sfoltito:
oltre il 35% del servizio è stato cancellato» si legge nel
volantino distribuito «In questo modo non verranno più
garantite le prestazione psico-sociali ormai considerate di
routine e si renderanno necessarie liste d'attesa».
Bufera rientrata infine, ma non si sa per quanto, sui
consultori. In seguito ad una riunione con i sindacati,
l'operatività di questi centri, con i servizi ginecologici,
è tornata piena, con una sorta di cambiamento di rotta in
corsa. Dal cinque di aprile avrebbero dovuto ridurre le ore
dei ginecologi con una ridefinizione dei luoghi di servizio,
manovra che poi è stata sospesa.
I sindacati di base questa mattina hanno proseguito la
raccolta di adesioni per "Fermare la privatizzazione
della sanità». Già tremila utenti hanno firmato la
petizione e queste firme sono state portare al direttore
generale Pierluigi Zeli.
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