Varese
- Il reparto di
dermatologia dell'ospedale di Circolo vanta l'unico
ambulatorio di fotochemioterapia del territorio. Il primario
Benedetto Pacini ci spiega le ragioni di tante malattie
cutanee
Anche l'alimentazione
tra le cause delle malattie della pelle
(13
aprile 2004) Aumentano le dermatiti atopiche e il melanoma.
Ma non è solo questione di aria inquinata. A sostenerlo è
il dottor Benedetto Pacini, responsabile della dermatologia
dell'ospedale di Circolo di Varese: «Indubbiamente
l'inquinamento ha le sue responsabilità. Ma è anche
l'alimentazione, ricca di conservanti ed emollienti, a
danneggiare il nostro sistema immunitario».
In crescita sono i casi di tumore della pelle, o melanoma,
non a caso da qualche anno a questa parte viene organizzato
lo "Skin cancer day" in cui specialisti sono a
disposizione per valutare i nei: «Io non sono pienamente
convinto della teoria del "sole malato" come
sostengono gli studiosi australiani. Lì il clima è diverso
dal nostro e l'incidenza dei raggi solari è maggiore.
Comunque condivido l'opinione che sia bene proteggersi con
creme. Soprattutto in tenera età è fondamentale evitare
scottature: una pelle scottata da piccoli ha rischi maggiori
di ammalarsi in età adulta».
Lo staff di Benedetto Pacini è composto da tre medici, 5
infermieri professionali, metà dei quali a part time, oltre
ad un infermiere generico e a due ausiliari. Non gestiscono
posti letto («Ce li hanno levati 5 anni fa dopo la pausa
estiva e non ce li hanno più restituiti») ma seguono tre
laboratori molto richiesti anche per attività peculiari che
non hanno simili sul territorio: «Lo scorso anno abbiamo
effettuato quasi 21600 prestazioni. L'attività più
richiesta è quella di fotochemioterapia: siamo punto
di riferimento anche per Como, Milano e Novara. Attraverso i
due apparecchi a raggi UVA e UVB si riescono a curare tante
patologie cutanee riducendo la necessità di ricovero e
l'utilizzo di farmaci topici o generali». I raggi
ultravioletti, sommati all'assunzione di pastiglie con
sostanze fotoattive, bloccano la moltiplicazione cellulare,
curando malattie come la psoriasi, le dermatiti atopiche, i
linfomi cutanei, la vitiligine, l'allopecia areata, gli
eczemi o il prurito. «Ogni giorno apriamo il laboratorio
dalle 7.30 alle 15 e dalle 17.30 alle 19.00. Non occorre
prendere un appuntamento specifico. Ogni seduta costa un
euro e , abitualmente, occorre come minimo un impegno di sei
mesi per avere risultati».
Molto
importante è anche l'attività del laboratorio dedicato
alle lesioni pigmentate della cute. Attraverso l'uso di
un dermatoscopio con visione in microscopia epiluminescente
si possono recuperare informazioni istopatologiche: «In
questo modo controlliamo tutti i nei. Mi piacerebbe aprire
un ambulatorio della pelle nera, perchè è un campo
difficile, dove ci si deve districare tra sfumature di nero.
Io ho acquisito esperienza nei miei viaggi in Africa. Per il
momento, però, la richiesta è ancora troppo limitate per
giustificare un simile impegno».
Infine il personale segue l'ambulatorio di crioterapia
per la cura delle verruche.
«A questa attività si aggiunge l'impegno chirurgico che
dobbiamo, però, affrontare ambulatorialmente. Facciamo
interventi anche importanti senza avere nemmeno il supporto
di un lettino e i pazienti sono costretti, dopo
l'operazione, a sedersi su una sedia. I principali
interventi sono innesti cutanei e rotazioni di lembo».
Quella dell'organizzazione del reparto rimane, quindi, la
spina nel fianco di dermatologia: «Abbiamo dovuto
rinunciare a tanti pazienti, dirottandoli in altri reparti
dotati di degenza. Solo noi, però, siamo pienamente
competenti in questo campo. Comunque sia, così ridotti
all'osso, non potremmo fare di più: abbiamo una lista
d'attesa di due tre mesi. Tre medici per tre ambulatori: se
uno di noi si ammala, l'attività viene sospesa».
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