Varese
- A colloquio con
il presidente della Fondazione Molina, Mario Carletti: «Non
esiste nel mondo un modello di Welfare infallibile. Il
problema socio sanitario esiste in tutte le società
evolute»
Il Molina deve
diventare polo scientifico delle patologie sociali
(9
aprile 2004) «Il Molina a Varese è un'istituzione. Ha una
sua storia e un rapporto affettivo con la città. Vogliamo
mantenere questa posizione e , possibilmente, migliorarla,
diventando un polo scientifico per le patologie sociali». A
parlare è Mario Carletti, presidente dell'Istituto
geriatrico Fondazione Molina, che in questi mesi, al seguito
del Ministro del Welfare Roberto Maroni, ha visitato
numerosi paesi: « Ho conosciuto le più disparate
esperienze: dal Giappone fino al Canada. Ringrazio il
ministro per quest'opportunità, che mi ha permesso di
creare un bagaglio culturale vasto. Ho verificato che il
problema del Welfare è generalizzato: non è solo nostro.
Ogni paese sta vagliando le opportunità per meglio
rispondere alle esigenze. Non esiste un modello virtuale,
precostituito. I problemi della terza e quarta età o dei
disabili sono concreti e meritano risposte concrete. Ma si
devono effettuare delle scelte».
Lo sfogo del presidente del Molina nasce sulla scia di
un'ondata di proteste che ha coinvolto la casa di riposo a
proposito delle rette, diventate cospicue: «Mi rendo conto
che il costo di un anziano sia gravoso. Ma le nostre rette
sono assolutamente nella media regionali. Bisogna solo
soffermarsi sul tipo e la qualità dell'assistenza che si
offre. Oltre il 70% dei pazienti del Molina non sono
autosufficienti e il nostro personale è formato e preparato
per seguire le tante patologie dei nostri pazienti».
La politica delle rette è da tempo, ormai, attaccata dai
parenti degli ospiti che lamentano a volte disservizi e
sperequazioni: «Io sono pronto ad accettare qualsiasi
consiglio che possa migliorare l'organizzazione del
servizio. Non dimentichiamoci, però, che l'80% dei costi è
legato al personale e in questo settore i cambiamenti sono
lenti. Noi siamo una fondazione che non fa utili,
quindi, non abbiamo interesse a speculare. I bilanci, però,
vanno rispettati».
Per il presidente Carletti i problemi contingenti non devono
bloccare lo sviluppo della Fondazione: «Questo istituto,
per la sua storia e la sua missione, deve ambire a diventare
punto di riferimento delle fragilità. Il Consiglio
Superiore della Sanità (
di cui Mario Carletti è membro) ha
appena affrontato la questione degli hospice e i decreti
sono al vaglio del ministro Sirchia. Il Molina potrà e
dovrà diventare la realtà di riferimento del territorio
per la fase intermedia tra il ricovero ospedaliero e il
rientro in famiglia. Questa missione è nel nostro DNA e
abbiamo le competenze per farcene carico. Sono, inoltre, in
previsione investimenti migliorativi per milioni di euro».
La Fondazione Molina, quindi, guarda avanti. Intenzionata a
far bene il proprio lavoro anche in una fase delicata di
trasformazione dello stato sociale: «Dobbiamo renderci
conto che la bacchetta magica non esiste. Forse, se tutti
cominciassimo a ragionare in prospettiva, i nostri figli
potranno godere, domani, di un modello migliore».
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