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Varese
- Il presidente della Provincia lancia l'allarme. Il sindacato
invita a rilanciare la concertazione
Reguzzoni:
«L'industria varesina è in crisi»
(28.05.2007
) «L'industria varesina è in crisi, manca un settore trainante e
il panorama alla ripresa di settembre è davvero preoccupante».
L'affermazione è di Marco Reguzzoni, presidente della provincia di
Varese. Una fotografia impietosa del momento negativo dell'economia
varesina, sintetizzato in un elenco di nomi importanti
dell'industria di casa: Lazzaroni, Whirlpool, Carlsberg, aziende «le cui posizioni di prestigio oggi rischiano di affievolirsi
notevolmente». Per non parlare della crisi di Azzurra Air e
Alitalia e delle ripercussioni per il futuro dell'hub di Malpensa e
dei suoi 16 mila addetti.
«A questo lungo elenco c'è da aggiungere - continua Reguzzoni - la
situazione di difficoltà del tessile. Un tempo l'area compresa fra
il Gallaratese e la Valle Olona era chiamata la "Manchester
d'Italia". La situazione che crea più allarme è però la difficoltà
della situazione occupazionale perché se da un lato la perdita del
lavoro è un dramma sociale, dall'altra è una perdita di competenze
professionali, di risorse umane difficili da ricreare e
sostituire».
Il sindacato prende atto di una situazione negativa oggettiva e
generalizzata, ma invita a non cadere in facili catastrofismi.
Ivana
Brunato, segretario provinciale della Cgil: La situazione che
stiamo attraversando non è una questione di volontà individuale.
Credo che bisogna trovare un punto di equilibrio in una situazione
di crisi generalizzata. Sono necessari una serie di incentivi, non nel senso comune
che gli si attribuisce, ma nel senso di formazione, ricerca e
innovazione, nella convinzione che diversi sistemi produttivi
possono convivere. La possibilità di un rilancio passa dalla capacità
di rinnovarsi e se non lo facciamo in questa fase si rischia grosso.
Gianluigi
Restelli, segretario provinciale della Cisl: Varese non puo'
essere un'isola felice visto il trend generale. Noi siamo stati
anche fortunati perché le esportazioni hanno tenuto meglio che
altrove. Credo che il tavolo provinciale di concertazione debba
mettere al centro della sua attività questi problemi. Tutti a
parole dicono che bisogna fare squadra, adesso è venuto il momento
di farla veramente con i fatti. Inoltre il grido d'allarme di
Reguzzoni va indirizzato anche al Governo, poiché la Lega è forza
di maggioranza, e allora mi aspetto che ci sia un'inversione di
priorità nell'agenda politica dei leghisti.
Marco
Molteni, segretario provinciale della Uil: Non mi piace il
catastrofismo, perché l'aspetto psicologico è importante per
superare i momenti negativi. Andiamo con ordine: ci sono alcune
situazioni, come quella del settore tessile, che sono di crisi
storica, che dura da almeno quindici anni. Poi c'è un problema
generale che va al di là della territorialità e uno più legato ad
alcune scelte strategiche, come la crisi del Nord della provincia e
la chiusura di molte aziende manifatturiere. Cosa Fare? Innanzitutto
rimettere al centro la concertazione, perché prendere atto della
situazione di crisi è positivo ma non basta. Gli scossoni vanno
bene ma poi bisogna agire. Bisogna accelerare il confronto con le
associazioni imprenditoriali per monitorare bene la situazione e
definire le strade da battere per aumentare la competitività del
territorio. La mia preoccupazione più grande riguarda quel 90 per
cento di piccolissime aziende e dei loro lavoratori che non hanno
tutele.
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