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Varese
- Alle ville Ponti l'assemblea annuale con l'intervento del
presidente nazionale Anna Maria Artoni
«I giovani
imprenditori non sono più figli di papà»
(28.05.2007
) Puo' andare d'accordo la razionalità con l'incoscienza? Se sei un
giovane imprenditore, sì. Un ossimoro condiviso non solo dagli
oltre 200 rampolli dell'industria varesina, intervenuti
all'assemblea del Gruppo giovani imprenditori, ma anche dai
"decani" Marino Vago, vicepresidente di Confindustria,
Alberto Ribolla, presidente di Univa, e Anna Maria Artoni, numero
uno dei giovani imprenditori italiani. Nessuna contraddizione nella
convivenza di sentimenti così diversi e contrari tra loro, perché
l'azione del giovane imprenditore richiede entrambi, e non solo. Secondo
Ribolla, infatti, bisogna aggiungere anche una buona dose di coraggio,
necessaria per affrontare lo scontro generazionale e superare le
vecchie logiche imprenditoriali.
L'esistenza di valori fortemente condivisi all'interno del gruppo
non significa che quella dei giovani imprenditori sia una realtà
omogenea. «Abbiamo individuato quattro anime - spiega il
presidente Giovanni Brugnoli -. Gli amicali, spinti da un bisogno di
identità, ma poco partecipativi; i pragmatici, più concreti; i
relazionali, che credono nell'importanza del network personale e
infine gli impegnati, che ci richiamano ad una visione
dell'associazionismo come lavoro per promuovere i valori
dell'impresa». (foto: Anna
Maria Artoni)
Se un tempo la definizione
"figlio di papà" indicava l'identità principale del
giovane imprenditore, oggi quella definizione non ha più senso.
«Il movimento compie 38 anni - afferma Anna Maria Artoni - la
classe dirigente si sta svecchiando e degli undicimila giovani
imprenditori la maggioranza sono di prima generazione». Per chi non
ha l'imprenditorialità nel dna e modelli in famiglia da emulare,
l'associazione diventa, dunque, il luogo dove confrontarsi e
scambiare informazioni, dove apprendere il know-how dell'agire
imprenditoriale e i necessari equilibri nelle relazioni industriali.
«Ricordo - racconta Vago - che non mi sono mai sentito solo. Varese
esprime un'imprenditorialità eccellente, coerente e tranquilla e
quando incontri qualcuno per strada c'è partecipazione, anche
quando si è su posizioni differenti. C'è negli imprenditori
varesini la pacatezza di chi in più di cento anni di tradizione
imprenditoriale ne ha viste di tutti i colori».
(foto: da sinistra Alberto
Marenghi e Giovanni Brugnoli)
I rapporti con il territorio, croce e delizia di chi fa impresa, non
potevano essere esclusi da un'assemblea proiettata nel futuro e il
vicepresidente di Confindustria ha mandato un messaggio chiaro al
numero uno di Villa Recalcati, Marco Reguzzoni, presente all'assemblea.
«La nostra associazione è una holding che lavora a 360 gradi. Noi
lanciamo stimoli al territorio, alcuni dei quali vengono raccolti,
altri invece no. Mi chiedo se è accettabile far coincidere i nostri
impegni di lavoro in base alla saturazione dell'autostrada. Un
territorio di eccellenza imprenditoriale come il nostro deve avere
servizi di eccellenza e so che su questo punto c'è sintonia con la
Provincia».
Da Pierfranco Pellizzetti, abile timoniere dell'intero dibattito, la
provocazione più forte: funzionerà il tandem Montezemolo-Artoni?
«Funzionerà - conclude la giovane presidente- perché l'obbiettivo
è fare squadra».
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