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Varese
- Le creazioni dell'orafo Riccardo Visentin affascinano gli
americani. La storia di una sfida lanciata e vinta da un
artigiano
I gioielli di Varese conquistano New York
(28.05.2007
) Se passate da una gioielleria della Fifth Avenue a New York
e vedete un gioiello esposto in vetrina dalla forma e dal nome
suadenti, che richiama colori e atmosfere del Mediterraneo, quello
è un gioiello disegnato e prodotto da Riccardo Visentin. Da circa
cinque anni, infatti, l'orafo varesino partecipa con successo alla
fiera di settore che si tiene nella Grande Mela e i suoi gioielli se
la giocano alla pari con quelli dei più quotati colleghi asiatici.
L'esposizione delle sue creazioni attira ebrei ortodossi, con gli
immancabili riccioli lungo le tempie, grandi esperti in pietre
preziose, e commercianti alla ricerca dei migliori creative
designer europei. I "cuori", i "flowers",
gli "zodiacs" e gli "ethnix", creati nel suo
laboratorio di Albizzate, hanno colonizzato le vetrine dal Colorado
all'Illinois.
Per Visentin rivolgersi al mercato americano è stata una scelta
obbligata. «Innovare o morire - spiega l'orafo - questo era il
bivio di fronte a cui mi trovavo. La globalizzazione aveva cambiato
radicalmente il settore e i grossisti italiani ci avevano tagliato
fuori, comprando solo dalla Cina, Hong Kong e Turchia. Le nostre
microimprese non reggevano l'urto del mercato e così ho fatto il
grande salto».
L'arte orafa in Italia è una tradizione di famiglia e Visentin non
fa eccezione. Poteva accontentarsi di aprire il classico punto
vendita e vivacchiare, ma il suo pallino era conquistare uno spazio
nel mercato americano. Mancavano però le informazioni di base e
così, insieme alla Camera di Commercio di Varese, ha organizzato un
incontro con alcuni operatori d'Oltreoceano. «Erano sei grandi
compratori americani, li invitammo sui nostri laghi per avere le
informazioni necessarie e non andare allo sbaraglio sul loro
mercato. La prima volta in fiera andammo in otto, e vendemmo subito.
La seconda in
undici e l'ultima in tre. I costi sono molto alti, e questo non è
un incentivo, ma quello americano è un mercato dai margini di
crescita illimitati che premia le idee e la qualità».
(sopra: Visentin mostra il
gioiello disegnato per Miss Luna)
Certe
forme e certe idee che funzionano in Italia, negli Usa non vengono
nemmeno prese in considerazione. Visentin si specializza così nel
design di tendenza: serie limitate, originalità e controllo assoluto
della qualità, cercando di interpretare un gusto ben lontano da
quello europeo.
«Sono due le cose che mi colpiscono degli americani: da
una parte il fatto che si presentano sempre in forma anonima, anche
se dopo scopro che hanno negozi esclusivi e nomi da capogiro;
dall'altra la competenza e la perfetta conoscenza dei loro clienti.
Sanno benissimo cosa riescono a vendere e quando arrivano nel mio
stand indicano con sicurezza il gioiello o la serie che vogliono
acquistare. Da noi non comprano la gioielleria classica, per quella
vanno dai cinesi. Inoltre apprezzano molto il fatto che siano pezzi unici, insomma ti
riconoscono il valore e la freschezza dell'idea. Nel mio caso poi anche il nome
della linea di gioielli ("Sentimento" ndr), che loro
riescono a pronunciare senza difficoltà, ha giocato un ruolo
importante».
L'innovazione di prodotto e la freschezza delle idee non bastano per
dare continuità all'impresa. Visentin decide di innovare anche nel
processo di creazione e così insieme a Simonetta Guglielmo, esperta
del settore, e Simone Zaccara (foto),
informatico convertito all'arte orafa, fonda a Gallarate una nuova
società per la creazione di prototipi tridimensionali. Due
computer, un software dedicato, di cui è anche concessionario, il
know how di vent'anni di esperienza e il
gioco è fatto. «Ho chiuso il ciclo produttivo. Usare l'informatica
per disegnare un gioiello permette un notevole risparmio di tempo e
di materiali, quindi riduce i costi. Però è il risultato finale la
cosa più sorprendente. I prototipi sono di una precisione e di una
qualità assolute, in questo modo l'idea iniziale viene valorizzata
al massimo».
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