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Varese
- La Direzione del Gruppo annuncia la chiusura di due
sportelli nella sede centrale di Varese e i dipendenti
"insorgono": «Hanno disatteso tutte le promesse
fatte»
Bpu, a rischio quaranta
dipendenti varesini
(18 novembre 2003)
Bpu: vento di protesta. Dopo le
rassicurazione che nessun dipendente sarebbe stato messo in
mobilità, ora si prospetta la chiusura di due uffici del gruppo
bancario a Varese. Quaranta dipendenti rischiano il posto di lavoro
e i primi passi di quella che potrebbe essere una mobilitazione
generale sono stati fatti ieri. Negli Uffici
Centrali di B.P.U. (Banche
Popolari Unite) di Varese, si è svolta un'assemblea dei dipendenti
coinvolti dalla chiusura dei due uffici, chiusura annunciata dalla
Direzione del Gruppo, nei giorni scorsi, nell’ambito del piano di
ristrutturazione aziendale.
«Sta accadendo quello che abbiamo a lungo temuto - spiega il
segretario provinciale della Faib, Paolo Hénin -. Era inevitabile
che chiudessero sedi che rischiano di essere doppioni di altre; i
due uffici in questione svolgono attività per tutte le banche del
gruppo, sono quindi due uffici importanti, collocati appunto nella
sede principale della Bpu,
in centro città. Ora vogliono spostare i servizi al Sud e quindi
hanno annunciato la decisione di chiudere gli uffici varesini. Che
cosa sarà dei quaranta dipendenti, non è dato sapere. Per
ventitrè di loro, tra l'altro, una ricollocazione potrebbe davvero
essere difficile».
La numerosa partecipazione dei lavoratori,
chiamati a raccolta dalle
Rappresentanze Sindacali di F.A.B.I. e Dircredito, ha sottolineato
con forza, da subito, la criticità di un momento che si presenta,
dopo le scarne indicazioni aziendali avute nei giorni scorsi «ricco
di preoccupazione e incertezza».
«Siamo delusi ed arrabbiati -
dice ancora Hénin- Malgrado
le
rassicuranti promesse aziendali, fornite in occasione degli accordi
del 12 agosto scorso (riguardanti l’integrità del "polo
di lavorazioni" per le Banche del Gruppo, sito in Varese), la
schiacciante logica della riorganizzazione sta nuovamente
travolgendo lavoratrici e lavoratori che, nella loro vita
professionale, hanno già subito i pesanti effetti di mobilità
e riqualificazione, indotti dalla fusione del 1992, tra Banca
Popolare di Bergamo e Credito Varesino o quelli più recenti della
riorganizzazione della ex Banca Popolare di Luino e Varese».
«Con lo spostamento di
queste lavorazioni in altri centri del Gruppo, la provincia di
Varese sta nuovamente perdendo altre opportunità di lavoro. Cresce
inoltre la preoccupazione e l’incertezza rispetto ad altre possibili operazioni di delocalizzazione operativa, fuori dal nostro
territorio».
«I lavoratori,
fin dai prossimi incontri con la Direzione del Gruppo - conclude il
segretario provinciale della Fabi -, pretendono
chiarezza e certezze di prospettiva, per non subire altre pesanti,
demotivanti ed insopportabili penalizzazioni, in termini di
mobilità e di esuberi, e sono pronti ad intraprendere ogni
opportuna iniziativa per difendere le loro giuste aspettative, a
partire dal più ampio coinvolgimento di mezzi d’informazione ed
Istituzioni e fino ad ogni azione sindacale di difesa conseguente».
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