Speciale
Legge Biagi - È stato ridisegnato il sistema dei
controlli e il ruolo degli ispettori del lavoro. Un salto
culturale ed etico che richiede senso di responsabilità negli
operatori
Il sistema di
controllo allenta la presa. Siamo sicuri di essere pronti?
(28
maggio 2004) Del sistema dei controlli più
"morbido" rispetto al passato ne abbiamo parlato
nell'ultima puntata. Ora cerchiamo di entrare nel dettaglio.
Che cosa si intende per diffida al datore di lavoro? Una volta
constatata la violazione l'ispettore diffida l'azienda ad
adempiere. Se il datore di lavoro mette interviene a rimuovere
l'irregolarità nel termine stabilito dovrà pagare pagamento
pari all'importo minimo previsto dalla legge (un quarto se in
misura fissa). Se invece la trasgressione è punibile con
l'arresto il trasgressore dovrà pagare un quarto dell'importo
massimo stabilito dalla legge.
In caso di ricorsi contro le ordinanze e le ingiunzioni è
previsto un ricorso entro il termine di 60 giorni, presso la
direzione generale del lavoro. Se l'ordinanza o l'ingiunzione
riguarda la sussistenza/qualificazione del rapporto di lavoro,
il ricorso è deciso, entro 90 giorni, dal comitato regionale
per i rapporti di lavoro che opera presso la direzione
regionale. Anche in questo caso vale il principio del silenzio-rigetto.
Questo è il sistema che non è scevro da critiche e appunti
da parte degli addetti ai lavori. Se fossimo un paese
anglosassone questa "riforma ispettiva" è perfetta,
ma se la contestualizziamo in Italia le cose cambiano. Ci sono
situazioni e nemmeno così rare - i dati sul lavoro nero ne
sono la riprova - dove i diritti per il lavoratore non
esistono, dove i rischi che corre durante la giornata
lavorativa sono altissimi, dove manca totalmente la copertura
sanitaria (malattia, infortunio ecc...), dove le ferie non
sono pagate. Molti casi riguardano proprio le cooperative, ma
la colpa non è sempre loro ma anche delle aziende che sanno
tutto ciò e si servono lo stesso di questo personale. I
controlli di prima avevano la finalità di reprimere, però ne
venivano fatti pochi, avevano forse più un valore statistico.
Ora si dice basta con la repressione e si parla di prevenzione
che è un bel salto di qualità, sul quale concordo, ma mi
chiedo anche se l'interlocutore finale, ovvero l'azienda, è
in grado di adeguarsi a questo salto culturale.
Insomma, possiamo oggi affermare a cuor leggero che esiste un
valore etico/culturale che permette di crescere, di tutelare i
lavoratori avvantaggiando le aziende nella loro evoluzione?
Oppure il tutto verrà visto solo come un allentamento dei
controlli che agevola un meccanismo negativo? Per dare certi
strumenti o allentare la presa, bisogna essere sicuri che il
sistema sia "educato" altrimenti il rischio di
perdita di controllo è altissimo, senza dimenticare poi che
tanti "neofurbetti" potrebbero essere tentati. Concludo
con una nota positiva. Sono, fortunatamente, tante le aziende
e le cooperative che hanno sempre lavorato e lavoreranno
correttamente, ma sapere che qualcuno (in alcune zone sono
tanti) non si adeguerà è un dato che va tenuto presente.
Ai posteri l'ardua sentenza.
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