Speciale
Legge Biagi - Le province di Bologna e Reggio Emilia e
i sindacati hanno raggiunto un accordo per l'impiego dei
lavoratori coordinati continuativi. Più diritti e garanzie,
ma sul loro utilizzo rimangono tanti dubbi
Co.co.co in Provincia:
in Emilia i pionieri
(21
giugno 2004) I pionieri sono quelli della provincia di
Bologna e Reggio Emilia, ma a breve, se il sistema prenderà
piede con successo, sarà utilizzato anche a Ravenna,
Forli-Cesena, Piacenza e Ferrara. Stiamo parlando di personale
co.co.co impiegato nelle istituzioni provinciali. I sindacati
e l'assessore al personale di Bologna hanno firmato, infatti,
un accordo quadro per i co.co.co, con valore fino al 31
dicembre 2005. L'accordo disciplina i diritti sindacali,
l'aggiornamento professionale, gli infortuni (fino a
guarigione), malattia (fino a 90 giorni per anno
contrattuale), maternità (180 giorni), congedo
riconosciuto al padre per adozioni e affidamenti (90
giorni), congedi parentali (30 giorni), congedi matrimoniali
(15 giorni), gravi motivi familiari (5 giorni), riposo
(30 giorni), motivi di studio (6 giorni). In tutti i
questi casi non ci sarà vincolo di prestazione per il periodo
corrispondente e il committente garantirà la corresponsione
del compenso. Novità anche nel diritto di rappresentanza:
uno ogni 20 co.co.co e comunque per un numero minimo di tre.
La Provincia si impegna anche a fornire aggiornamento
professionale (come per i propri dipendenti) per chi ha un
contratto di durata superiore ad un anno. Si parla anche di
parificazione di stipendio se le mansioni svolte dal co.co.co
sono uguali a quelle del personale di staff.
Veniamo agli obblighi. Se un
dipendente co.co.co si vuole impegnare con altre
collaborazioni, ne dovrà far richiesta o informare per
iscritto la Provincia se entro 7 giorni, non ci sono risposte
da parte dell'ente provinciale (puoi o non puoi farlo!), vale
la regola del silenzio assenso. Se per qualsiasi motivo
il collaboratore ha degli impedimenti a svolgere la propria
prestazione lo dovrà comunicare entro 48 ore successive al
verificarsi dell'impedimento all'ente (provincia). Se il lavoratore
volesse recedere dal rapporto, lo potrà fare mandando tramite
raccomandata la sua richiesta 30 giorni prima della fine del
rapporto. Per la provincia di Reggio, bisogna ancora definire:
il periodo di ferie (1 mese), i casi in cui la collaborazione
verrà sospesa infortunio (fino a guarigione clinica),
malattia (massimo 60 giorni) e maternità (180 giorni). Anche
Reggio Emilia riconosce il diritto alla formazione, alcuni
diritti sindacali e la durata dell'accordo, due anni.
Un gran bel discorso quello appena fatto, l'unica voce di cui
non ho parlato è la contribuzione. Purtroppo da quel punto di
vista sembra che non cambi niente. I sindacati territoriali
parlano di grande vittoria. Io, invece ci andrei cauto. Mi
spiego. È vero che i lavoratori "sulla carta" sono
più tutelati e hanno più diritti, ma resteranno sempre una
categoria di serie "B". I co.co.co non vanno
"aggiustati", ma aboliti e fa specie poi che Stato o
enti importanti ne facciano ancora larghissimo uso.
Questo è uno dei tanti "ibridi" che da qui a
qualche mese vedranno la luce nel nostro mercato del lavoro.
Vogliamo veramente tutelare il lavoratore? Vogliamo aiutare le
aziende a farlo? non è questa la strada, bisogna lavorare sul
costo del lavoro (solo la Slovenia lo ha più alto del nostro
in Europa. Vigilare, snellire e tutelare, senza
assistenzialismo. Solo cosi si puo uscire da questa
situazione. La legge 30 dovrebbe servire proprio a
questo,cioè a rimettere a posto le cose. Il problema che al
tavolo per concertare il nuovo sistema dovrebbero sedersi i
soggetti autorizzati a farlo. Se si vogliono cambiare le cose,
bisogna capire le effettive esigenze del mercato e dei
lavoratori, senza "lucrare" egoisticamente, senza
accettare "compromessi di comodo" per risultare
simpatici e vincenti. Flessibilità non è un brutto termine,
bisogna solo capire per cosa viene utilizzata.
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