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Varese
- Le associazioni imprenditoriali mostrano ottimismo sulla
capacità di tenuta del sistema produttivo
La crisi
dell'industria non è solo varesina
(28.05.2007) Le
affermazioni di Marco Reguzzoni sullo stato di salute
dell'industria varesina sembrano non aver colto di sorpresa
nessuno. Dai
sindacati agli imprenditori la consapevolezza di uno stato
generalizzato di difficoltà, che riguarda l'intero Vecchio
Continente, è ben presente. Le associazioni imprenditoriali della
provincia di Varese, Univa ed Api, invitate a commentare
l'intervento del presidente della Provincia, non hanno ricette
pronte da servire. In tutti però prevale l'invito a guardare
oltre la congiuntura negativa.
Il
commento di Univa
«Non si può negare che anche la nostra provincia sia
interessata da una fase di difficoltà economica. Lo
testimonia, per il settore industriale, anche il dato relativo
alla domanda di cassa integrazione guadagni, che rimane su
livelli elevati e che potrebbe addirittura superare, a fine
anno, il dato del 2003 che è stato l’anno peggiore degli
ultimi cinque.
Tuttavia, questa fase di difficoltà non colpisce la nostra
provincia più di quanto non penalizzi le altre più
industrializzate realtà del Paese. Anzi, il nostro sistema
produttivo dimostra, nel complesso, una buona capacità di
tenuta. Non ci sono segnali di cedimento.
Restiamo convinti che la forza del
nostro sistema risieda, ancora una volta, in quello che noi
chiamiamo la multidistrettualità, cioè la presenza sul
nostro territorio di numerosi cluster produttivi ciascuno con
una propria filiera e con un proprio ciclo economico. È
proprio questa ricchezza di espressione produttiva che, in
genere, consente delle compensazioni fra settori in difficoltà
ed altri in fase di espansione e che, nel medio termine,
ri-orienta naturalmente gli investimenti.
Pensiamo che
proprio in questi momenti di difficoltà ci sia chiesto di
guardare lontano, di guardare con un po’ di ottimismo oltre
la congiuntura, lavorando tutti per costruire quelle
condizioni che possano consentirci di superare questo momento
di affanno».
Il commento
di Franco Colombo presidente di Api
«Dire che non c'è un settore trainante a Varese, non
aggiunge nulla di nuovo perché non c'è un settore trainante
in tutta Europa. È indubbio che ci sia una difficoltà del
sistema produttivo europeo e in parte questo problema è stato
determinato dalle agevolazioni alla delocalizzazione
produttiva. In Italia si fanno degli assemblamenti di pezzi
prodotti altrove a cui poi si attribuisce l'etichetta di made
in Italy, quindi non si produce più. L'errore concettuale è
stato quello di non investire nelle locomotive italiane, cioè
quelle aree che avevano un grande dinamismo imprenditoriale,
per concentrare le risorse nelle aree svantaggiate. Non si
sono fatti piani di recupero delle aree dismesse per metterle
al servizio delle nuove imprese come incubatori o come centri
per favorire la ricerca, che le piccole e medie aziende non si
possono permettere. In secondo luogo c'è il ruolo giocato
dall'euro e dall'Europa. Un tempo con la lira si faceva una
svalutazione e si recuperava la competitività sul mercato,
oggi non è più possibile. Ma l'impatto negativo dell'Europa
come istituzione è la burocrazia, perché Bruxelles è
l'emblema della vera burocrazia. Mi devono spiegare come si
puo' stabilire quanto latte deve produrre un paese piuttosto
che un altro, a prescindere se in quella produzione sei bravo
oppure no. In questo modo non si favorisce certo l'eccellenza.
Di positivo c'è il fatto che oggi abbiamo tassi di interesse
che 15 anni fa ci sognavamo e che avrebbero fatto la fortuna
di molti imprenditori. Se bisogna essere ottimisti? Dopo tutto
riusciamo ancora ad esportare, anche se, come dicevo prima,
non sono prodotti nostri ma assemblati da noi. Più che di produzione parlerei di intermediazione. Oggi abbiamo bisogno
di un new-deal, di una proposta nuova e soprattutto di remare
tutti dalla stessa parte, ricordando che l'impresa ha un ruolo
anche sociale».
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