Solbiate Arno - Seminario di approfondimento tecnico-legale per segretari e funzionari CGIL a Villa Bregana: oggetto la nuova legislazione del lavoro
«Occorre una nuova legislazione a tutela dei lavoratori»


(28.05.2007) In tempi di rapido cambiamento, restare indietro è fatale. Sapendolo, la CGIL di Varese ha organizzato un seminario sul decreto legislativo 276, attuativo della Legge 30/03 (Legge Biagi) , il cui testo correttivo è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 3 settembre. Si tratta della legge che disciplina tutta una una serie di nuove tipologie contrattuali "flessibili" (i vari contratti a progetto o d'inserimento, lavori a chiamata e simili), materia complessa che offre ampia materia di riflessione e di azione ad un sindacato intenzionato a non fossilizzarsi, e anzi a seguire con la massima attenzione gli sviluppi del mercato del lavoro e dei nuovi contratti.

Relatori al seminario, tenutosi nella splendida cornice di Villa Bregana a Solbiate Arno, erano Claudio Treves, della CGIL nazionale, Pietro Albergoni della CGIL lombarda e gli avvocati Andrea Bordone, Paolo Perucco e Ferdinando Perone, collaboratori dell'ufficio legale della CGIL di Varese. Umberto Colombo, rappresentante della Camera del Lavoro di Busto Arsizio e segretario locale della CGIL, ci ha introdotto i temi del seminario. «La legge c'è; ora però la contestiamo e ne esaminiamo con cura anche le virgole per evitarne interpretazioni restrittive, continuando la nostra battaglia contro la precarizzazione e per l'estensione dei diritti di chi lavora. Con il dlgs 276 il governo ha ulteriormente inasprito una legge già discutibile». In questo quadro, la CGIL ha organizzato una serie di incontri di discussione e formazione dei sindacalisti, di cui quello odierno è il secondo. «Lo sforzo per estendere i diritti dei lavoratori subordinati anche alle nuove tipologie contrattuali viene condotto unitariamente con CISL e UIL, nonostante il diverso giudizio sulle scelte politiche in questo campo» ha concluso Colombo, «Il percorso è faticoso ma siamo ottimisti, accordi importanti sono stati raggiunti ad esempio per i lavoratori dei call center».

Claudio Treves, che ha collaborato con il segretario nazionale Epifani seguendo l'iter della legge 30, ha approfondito il discorso con i giornalisti. «La situazione di fatto sul campo è  frutto di miglioramenti e peggioramenti rispetto al quadro della legge 30/03. I miglioramenti sono stati ottenuti con la contrattazione collettiva, che ha contrastato e spesso ribaltato lo spirito della legge - e parlo dei nuovi contratti del commercio, dei tessili, degli elettrici, degli edili e altri ancora fino a coprire un terzo dei lavoratori dipendenti italiani. Su taluni contratti come il part-time, l'apprendistato e il contratto d'inserimento si è "forzata" la legge a tal punto che di recente abbiamo visto scene paradossali: il Ministro del Lavoro che rampognava gli industriali e a Confcommercio, "rei" di non aver approfittato a man bassa di una legge “cucita su misura” per loro…».

Il dlgs 276 non è stato digerito dalla CGIL. «Ora,con il dlgs 276, il governo ha peggiorato la Legge Biagi, specialmente sul lavoro a chiamata. In questo particolare caso si prevedeva che la necessità di questa figura emergesse dalla contrattazione collettiva tradizionale, ma ciò non è avvenuto. Allora, semplicemente, si è cambiata la norma permettendolo anche al di fuori della contrattazione collettiva. Un altro punto cruciale sono ora le leggi regionali sul mercato del lavoro, particolarmente il rapporto pubblico/privato». Un punto che resta dolente e offre molte occasioni di intervento è quello dei Co.Co.Co., le famigerate collaborazioni coordinate e continuative. «Sui Co.Co.Co non si dà contrattazione collettiva» ricorda Treves, «sono in qualche modo assimilati a liberi professionisti; in realtà in vari ambiti abbiamo stretto accordi particolari per trasformare questi contratti in veri posti di lavoro a tempo indeterminato – istituti di ricerca demoscopica, call center, centri di raccolta scommesse. I Co.Co.Co. convengono perché assumendo loro si paga solo il 17% di contributi invece del 34%; c’è di che indurre in tentazione anche l’imprenditore meglio intenzionato. A fine ottobre scadrà l’anno entro cui i Co.Co.Co. dovevano essere trasformati in posti fissi o in contratti a progetto, e qualcosa mi dice che saremo in grado di dimostrare quanto fosse vuota quella previsione. In un indagine che abbiamo svolto in provincia di Milano, su 985 Co.Co.Co. finora solo il 3% sono stati assunti a tempo determinato, una percentuale infima; una parte invece non trascurabile è stata semplicemente mandata a casa, e ben il 40% è diventato una “partita IVA”, ossia una parodia del libero professionista».

Morale? Treves è netto: «La filosofia ispiratrice della 30/03  e del dlgs 276 va cancellata in favore di una nuova legislazione che riconosca e tuteli i diritti di chi lavora. Anche in Spagna avevano liberalizzato selvaggiamente i contratti, poi, già sotto Aznar, avevano cominciato a fare marcia indietro, perché gli indubbi vantaggi iniziali per il tasso di occupazione generale, in assenza di garanzie sul futuro per i lavoratori, non si ripercuotevano sulla qualità del lavoro delle aziende. Comunque, l’effetto più devastante della Legge Biagi è il “tarlo a tempo” che ha introdotto, la facilità di esternalizzare e appaltare rami d’azienda. Dobbiamo vigilare perché non si abusi di questa possibilità per aggirare la legislazione precedente».

 


Stefano D'Adamo
economia@varesenews.it


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