Milano
– Parla Renato Gilioli,
primario del centro per le patologie stress correlate e
mobbing della Clinica del lavoro di Milano
Dall’ufficio al day
hospital, un’escalation di casi
(5 marzo 2004) “Cattivi
capi, cattivi colleghi”. Con questo titolo Renato Gilioli,
36 anni, responsabile del centro per le patologie stress
correlate e mobbing della Clinica del lavoro di Milano,
spiegava 4 anni fa con tragica sintesi il problema del mobbing
in un libro edito da Mondadori
Oggi, come allora, la volontaria vessazione ai danni dei
dipendenti sul posto di lavoro per ottenere un allontanamento
è tutt’altro che da considerarsi inusuale. Tanto che
l’università Bocconi di Milano ha deciso di istituire uno
studio sulle tendenze del mobbing proprio sulla base del
lavoro svolto alla clinica del lavoro di Milano.
Ma come si sviluppa il mobbing e come ci si ammala? Quali sono
le cure? E, soprattutto, si guarisce?
«Chi si rivolge alla clinica del lavoro per mobbing soffre
innanzitutto di problemi di carattere medico che si sviluppano
con sintomi di varia natura: psico-somatica, emozionale e
pertinenti a disturbi del comportamento – spiega il
professor Gilioli. I soggetti somatizzano lo stress accumulato
con patologie che vanno dal mal di testa alle gastralgie,
quindi mal di stomaco, oltre all’asma, alle ulcere duodenali
e ad altri sintomi comuni. I disturbi emozionali provocano
invece ansia e depressione; quelli del comportamento possono
spingere invece le persone oggetto di mobbing a iniziare a
bere alcolici, ad assumere droghe o sostanze illecite, a
fumare».
Una vera e propria malattia, insomma, che si riconosce da
molti sintomi, diversi, a seconda della persone coinvolta.
Ma esiste una cura? «Non esiste una cura specifica, dal
momento che si tratta di disturbi generici – spiega Gilioli
- . In questo caso si applica una cura palliativa. Farmaci
antidepressivi, ansiolitici, psicoterapia o gruppi di
auto-aiuto. Ma queste cure sono efficaci fino a un certo
punto: il rimedio migliore è rappresentato dalla cessazione
delle vessazioni, e quindi dello stato d’ansia».
Nella clinica del lavoro di Milano il team dedicato al mobbing
esiste dal 1995, ed attualmente lavorano circa 15 medici che
si dedicano a questa patologia. Un gruppo specialistico che
cura malati provenienti da tutt’Italia: la struttura è
analoga a quella presente al Cto di Torino, che offre
assistenza ad un numero sempre crescente di malati. Come si
spiega questa escalation?
«Il fenomeno del mobbing è sempre esistito – conclude
Gilioli - . Tuttavia negli ultimi anni, grazie alla maggior
consapevolezza dei lavoratori, oramai consci dell’esistenza
di questo fenomeno, c’è stata una vera e propria esplosione
di casi. Il profilo delle persone colpite da questo fenomeno
è noto e ben riassunto dalla ricerca effettuata dalla Bocconi
proprio sul lavoro svolto nella nostra struttura. Tuttavia
spesso si attua il mobbing in condizioni di lavoro che
prevedono la necessità di sfoltire gruppi di lavoro in
occasioni di accorpamento o fusione di grandi gruppi
aziendali, specialmente nei settori bancari e assicurativi. Si
isola un soggetto “debole” e lo si porta nella condizione
di abbandonare il lavoro magari dopo vessazioni che durano
mesi. E spesso chi è colpito necessita di cure che
necessitano del day hospital o del ricovero».
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