Varese - Una futura crescita del territorio dovrà essere supportata da forza lavoro proveniente da fuori provincia. L'analisi sulle ultime rilevazioni Istat offerta dall'Unione Industriali 
Mai così bassa la disoccupazione da 10 anni a questa parte

(10 marzo 2004) Tredicimila persone in cerca di occupazione in provincia di Varese, con un tasso di disoccupazione che è sceso al 3,4 per cento nell'ultimo decennio. Queste le ultime rilevazioni Istat per i Varesotto che compongono il dato iniziale da cui parte l'analisi sul mercato del lavoro nella nostra provincia offerta dall'Unione Industriali della Provincia di Varese, associazione che ha partecipato all'ultima riunione del Consiglio provinciale aperto tenutosi a Villa Recalcati.
Un quadro che fotografa un tasso di occupazione molto elevato, che supera l'80 per cento e un tasso di disoccupazione molto basso, pari all'1,3 per cento, fra gli uomini compresi fra i 30 e i 64 anni. Un dato a prima vista positivo, ma, nonostante la disoccupazione maschile sia ai minimi termini - rileva il vice presidente di Univa Michele Graglia - rimane uno spazio di intervento sulle forze lavoro dove i livelli di disoccupazione restano ancora alti. I "bacini di occupazione" attivabili nella nostra provincia per garantire forza lavoro allo sviluppo, sono sostanzialmente due: le donne, che nella fascia d'età centrale, tra i 30 e 64 anni, vedono una disoccupazione al 4 per cento - circa il triplo di quella maschile - e i giovani. Tra i 15 e i 29 anni il tasso di disoccupazione è pari infatti al 7 per cento. Difficile però "pescare" all'interno di queste due aree, che comunque non consentono di garantire grandi numeri.
In sintesi, insomma, non esistono ampi spazi di manovra per la crescita occupazionale all'interno della provincia di Varese, pur attivando i bacini di giovani lavoratori e lavoratrici che ancora non hanno un'occupazione.
Quali iniziative, allora, secondo gli industriali, per il mercato del lavoro?
Secondo l'analisi proposta da Graglia è opportuno ragionare attorno alle iniziative «necessarie per sostenere lo sviluppo del Varesotto, considerando anche le possibili forme di accoglienza di quelle forze occupazionali che il territorio non si mostra in grado di offrire spontaneamente». Importante, quindi, il continuo confronto tra gli attori come le parti sindacali e la provincia sulla capacità della provincia di attirare investimenti, lavoro e occupazione.
Un'unica preoccupazione, riguardo al "pianeta giovani", è rappresentato dal rischio "disorientamento" nel precorso formativo al termine degli studi. «I giovani della nostra provincia - conclude Graglia - corrono il rischio di possedere specializzazioni e professionalità diverse da quelle effettivamente richieste dal tessuto pro9duttivo».


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