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Lavoro
- Il sindacato contesta il nuovo testo unico in preparazione.
I dati: più sei flessibile e più sei esposto al rischio
Sicurezza sul
lavoro, la Cgil lancia l'allarme
(28.05.2007) Con il
nuovo testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro il ciclo si
chiude. Secondo la Cgil, la quadratura del cerchio, iniziata con la
legge 30 (legge Biagi) e continuata con la destrutturazione degli
organi ispettivi e di vigilanza, trova il suo compimento con questo
testo unico. Alla Camera del lavoro di Varese, alla presenza del
coordinamento allargato delle rls (rappresentati dei lavoratori per
la sicurezza) di tutte le categorie, si è tenuto il secondo
incontro, di quattro previsti, in occasione dei dieci anni della
legge 626 del 1994. «Quella legge - spiega Umberto Colombo, della
segreteria provinciale della Cgil - era una legge partecipativa,
voluta da tutte le parti, imprenditori compresi, che ha contribuito
a ridurre drasticamente il numero degli infortuni sul lavoro. Oggi,
invece, con lo strumento della delega, il testo unico verrà redatto
dal Governo al chiuso delle stanze del ministero, senza un confronto
con le parti sociali. Con la scusa della semplificazione stanno
deregolamentando. È un'operazione che svincolerà le imprese dalla
responsabilità e introdurrà la buona prassi e le buone tecniche
non obbligatorie. Una depenalizzazione che farà aumentare gli
infortuni. Questo incontro è preliminare in vista di un incontro
unitario con Cisl e Uil con cui abbiamo piena unità di vedute in
proposito».
«Forse una proroga della delega - aggiunge Daniela Rota, della Cgil
Lombardia - ci darà la possibilità d'interloquire. In questo
momento stiamo cercando di portare la discussione anche a livello
periferico per darci degli strumenti il più possibile
condivisi».
(foto, da destra: Umberto
Colombo, Daniela Rota, Renato Franchi)
In provincia di Varese l'applicazione della 626 e la formazione
attivata a tutti i livelli ha prodotto risultati concreti: nel 2003
gli infortuni sono calati a quota 14486, contro i 15252 del 2002
(dati Inail), un trend costante nell'ultimo quinquennio. Le
statistiche dicono che l'incidenza degli infortuni aumenta
all'aumentare della flessibilità, il 72,6 per cento contro il 6,5
dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Nella maggior
parte dei casi si tratta di lavoratrici o stranieri. «La
diminuzione avuta in questi anni non è casuale - continua Colombo -
seppure questo rimane un dato drammatico, considerato che almeno il
13 per cento della forza lavoro attiva è colpita da infortunio. Noi
riteniamo che la formazione continua sia necessaria, soprattutto
dove c'è precarizzazione del lavoro».
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