Lavoro - Riduzione di personale al Dipartimento provinciale del lavoro. Cgil, Cisl e Uil contestano la decisione del Ministero
Il Ministro taglia le risorse. Il sindacato 
non ci sta


(28.05.2007) Una volta appresa la decisione del ministro del Lavoro e delle politiche sociali di rimuovere il comando di due funzionari del Dipartimento provinciale del lavoro, facendoli rientrare, a partire dal primo luglio prossimo, ai loro enti di appartenenza (Provincia di Varese e Comune di Induno Olona), la protesta dei segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil  non si è fatta attendere. «Questa scelta - fa sapere una nota dei sindacati - è l’ennesima contraddizione dell’amministrazione, che da una parte pretende, attraverso nuovi adempimenti, maggiore professionalità ed incremento dei carichi di lavoro individuale e collettivo, e dall’altra impoverisce gli organici pregiudicando in questo modo le attività in termini di efficienza e di efficacia degli interventi. Il caso che denunciamo è significativo di questa situazione paradossale». Secondo Cgil, Cisl e Uil il Ministero ha un comportamento inaccettabile. «Il Ministro spiega continuamente ai giornalisti e alla gente le nuove funzioni ispettive in materia di lavoro e previdenza, contenute nella nuova legge, ma non risponde alla domanda legittima di come sia possibile affrontare i nuovi compiti richiesti, mantenendo uno standard europeo, senza risorse aggiuntive, oltretutto tagliando uomini e professionalità con esperienze e capacità difficilmente sostituibili nel breve periodo». 


L'ultima decisione si somma alla preesistente carenza di organico della sede del Dipartimento provinciale del lavoro, da anni denunciata dai sindacati. «Al Ministro Maroni chiediamo meno enunciazioni, meno parole e più fatti concreti partendo dalle scelte locali, apparentemente minori rispetto al contesto generale nazionale, ma sostanziali in un territorio le cui attività economiche sono tra le più importanti del nostro paese».
 
In questo settore delicato dell’attività ministeriale sono determinanti le risorse umane, gli investimenti in strutture e nuove tecnologie e soprattutto una formazione continua adeguata ai nuovi compiti previsti dalla riforma. «Una riforma a costo zero o addirittura con taglio di organici non può essere credibile in una provincia dove le irregolarità contributive e contrattuali superano il 25 per cento dell’intero ammontare secondo statistiche non di origine sindacale. Per queste ragioni Cgil, Cisl e Uil di Varese chiedono con forza un ripensamento della decisione in questione, seguiranno con estrema attenzione gli sviluppi della vicenda e dichiarano di essere disposte a promuovere le eventuali iniziative di lotta che dovessero rendersi necessarie».



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