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Varese
- Molte banche in provincia rifiutano di pagare gli assegni
circolari ai lavoratori, soprattutto se extracomunitari,
negando loro un diritto. La denuncia della Cisl
Sei un immigrato?
Non ti cambio l'assegno
(28.05.2007) Capita
sempre più spesso che dei lavoratori vadano agli sportelli delle
banche per farsi cambiare assegni circolari e si sentano rispondere
con un secco no. Se poi si tratta di lavoratori immigrati il rifiuto
diventa la regola. Quella di cui si parla è una regola
inventata di sana pianta, che non ha nulla a che fare con il diritto
vigente. Nel caso dell'assegno
circolare, infatti, la legge impone alle banche l'obbligo di versare
incondizionatamente la somma indicata a chi presenta l'assegno per
l'incasso, il quale, in ossequio alla sacrosanta regola "possesso vale
titolo", che disciplina la circolazione dei beni mobili, non
deve giustificarne in alcun modo il possesso. Unico limite è che
l'assegno circolare venga incassato entro trenta giorni
dall'emissione.
Le motivazioni delle banche sono le più disparate:
si va dalla necessità d'identificazione della persona che chiede
di incassare, alla mancanza di un garante, figura non richiesta
dalla legge. E non importa se il lavoratore si presenta con carta
d'identità, codice fiscale e, nel caso degli immigrati, anche con
regolare permesso di soggiorno rilasciato dalla questura. Il più
delle volte la risposta del cassiere di turno e del direttore è
sempre la stessa: «no, l'assegno non si cambia». In alcuni casi, se l'immigrato è
accompagnato da un funzionario del sindacato o da un garante, il danaro gli viene dato. A volte per evitare questioni i titolari
dell'assegno vanno direttamente alla banca che ha emesso il titolo
di credito, anche se si trova fuori provincia (una vera assurdità,
a che serve allora l'assegno circolare?); oppure sono costretti
ad aprire un conto corrente nella banca a cui hanno chiesto il
pagamento.
(Da sinistra Giacomo Bisighini,
Marisa Mentasti, Sergio Moia, M’hammed Savajh)
La denuncia di questa situazione è partita dall'ufficio vertenze
della Cisl. «L'ultima volta - spiega Giacomo Bisighini,
responsabile dell'ufficio - mi è capitato con il Monte dei Paschi
di Siena, ma anche con il Credito Valtellinese, l'Ambrosiano e il
Varesino, un po' con tutte. Un atteggiamento che si è acuito con
l'aumento dei lavoratori extracomunitari. Il direttore di banca in genere utilizza
come scusa i problemi di identificazione delle persone,
nonostante i documenti presentati siano più che sufficienti.
Una volta ho detto che avrei fatto intervenire i carabinieri, in
modo che potessero testimoniare questa assurda situazione. Di fronte all'ennesimo rifiuto,
ho detto che avrei chiamato la stampa. Alla fine il direttore ha
cambiato l'assegno, come se fosse una sua benevola concessione e non
invece un diritto del possessore».
Si tratta in genere di piccole cifre, che raramente superano i mille euro, ma
indispensabili per pagare affitti, bollette e
mutui. Questa prassi irregolare ha finito per creare un effetto
domino sui pagamenti che i lavoratori, immigrati e non, devono fare
per tirare avanti nella quotidianità.
«A causa
del mancato cambio dell'assegno - continua Bisighini - alcuni di
loro vanno incontro a multe e interessi
di mora per non aver pagato in tempo la luce o il gas, o i ratei
della casa».
Secondo M’hammed Savajh dell'Anolf- Cisl, la legge Bossi-Fini avrebbe
aggravato questa situazione, innescando un clima di profonda sfiducia nei
confronti dei lavoratori extracomunitari. «Ci sono fatti - spiega
Savajh - che sono indicativi del momento che molti lavoratori
immigrati stanno vivendo. Ad esempio, perché il Banco Ambrosiano
accetta il conto corrente del centro islamico e rifiuta di cambiare l'assegno
circolare al lavoratore immigrato? Vorrei sapere qual è la logica
di questo comportamento».
«Le banche hanno un atteggiamento di onnipotenza- conclude Marisa
Mentasti, dell'Adiconsum - nei confronti dei soggetti più deboli e
le numerose segnalazioni dei consumatori ne sono la prova. Invece di
pensare il cliente come una risorsa si comportano in modo
vessatorio. Sono rari i casi dove c'è un atteggiamento positivo,
come ad esempio la banca di Legnano, una delle poche che ha
predisposto la carta dei servizi bancari».
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