Lavoro – Una legge regionale stabilisce che il certificato medico per l’assunzione di un apprendista non è più necessario. Il Governo dice il contrario e nel frattempo gli imprenditori rischiano pesanti sanzioni
Certificati medici: è scontro tra Stato e Regione 

(16 gennaio 2004) Una legge regionale stabilisce che alcuni certificati medici non sono più obbligatori, il governo centrale ritiene invece che lo siano ancora e la impugna di fronte alla Corte Costituzionale. In mezzo ai due fuochi ci sono i cittadini, soprattutto imprenditori, che non sanno cosa fare e in attesa che qualcuno si pronunci rischiano sanzioni penali pesanti. Stiamo parlando della legge numero 12, varata dal Pirellone il 4 agosto scorso, riguardante le “Norme relative a certificazioni in materia di igiene e sanità pubblica”. Questa legge regionale stabilisce, infatti, che alcuni certificati medici, rilasciati dall’Asl e fino a ieri obbligatori per l’assunzione di lavoratori minorenni e apprendisti, o per i lavoratori del settore alimentare, non sono più necessari e utili. Nel frattempo un imprenditore che volesse assumere un minorenne o un apprendista, secondo la legislazione nazionale, dovrebbe allegare il documento che certifica la visita medica effettuata dall’Asl, che invece non è più tenuta a fare. 
Come al solito si è trovata una scappatoia all’italiana. I centri per l’impiego accettano i certificati rilasciati dal medico di famiglia, facendo, in alcuni casi, la segnalazione alla direzione provinciale del lavoro, e in altri no. Il meccanismo probabilmente funzionerà fino a quando l’ispettorato del lavoro continuerà a chiudere un occhio, perché, in assenza del certificato rilasciato dall’Asl, dovrebbe attivarsi e fare scattare le sanzioni che prevedono fino a sei mesi di reclusione (è un reato permanente che si consuma dal giorno in cui inizia il rapporto di lavoro) e un'ammenda di 5 mila euro per l’imprenditore che ha violato l’obbligo. 


«Questo escamotage – dice Sergio Moia, della segreteria provinciale della Cisl - durerà fino a che qualche funzionario scrupoloso deciderà di applicare la legge dello Stato e allora il meccanismo si romperà e sarà il caos. C’è un problema di certezza del diritto e allora mi chiedo perché Formigoni non sospende la legge in attesa che la consulta si pronunci? Perché Maroni non fa una circolare che renda uniformi le risposte che i centri dell’impiego danno quando gli si presenta la questione? Perché nessuno fa niente e si lascia che il problema marcisca sulle spalle dei cittadini e delle aziende che si devono arrangiare?»
La situazione diventa ancora più caotica con l'entrata in vigore della legge Biagi che, per quanto riguarda gli apprendisti, se da una parte ha abolito l’autorizzazione della direzione provinciale del lavoro, dall’altra ha lasciato inalterata la legislazione precedente, tra cui anche la certificazione medica obbligatoria rilasciata dall’asl.
La questione assume i toni di un paradosso politico se si considera che la legge voluta dalla giunta Formigoni è il risultato della riforma federalista fatta dal centrosinistra nella passata legislatura, che delegava le regioni a legiferare in tema di salute e sicurezza sul lavoro. Mentre, nella primavera dello scorso anno, il governo di centrodestra ha  presentato un disegno di legge di modifica costituzionale, che fa marcia indietro, togliendo alle regioni proprio quella delega.
«Questa legge regionale – spiega Salvatore Manta, della Cisl Ticino-Olona -, seppur condivisibile sul piano delle intenzioni di alleggerire la burocrazia e di semplificare alcuni atti, è ambigua perché non abolisce esplicitamente un obbligo derivante da una legge nazionale, ma dice che quelle visite non sono più fatte dall’asl, svuotando di fatto le istituzioni preposte dei poteri di prevenzione. Si presume che il numero di persone che si sono rivolte ai medici di famiglia o a strutture private sia ancora contenuto, perché l’asl ha dovuto terminare le visite prenotate per le quali le aziende avevano già pagato. Ma la situazione potrebbe aggravarsi in brevissimo tempo».

Michele Mancino
michele@varesenews.it


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