Varese - I delegati della Cgil a lezione di "sociale": da Bologna è giunto il padre della figura del delegato sociale, nata in Emilia e poi esportata in sei regioni italiane
Il disagio sociale? Si previene in fabbrica

(26 febbraio 2004) «Era il 1992. Una ragazza si fece male e nessuno la soccorse. Lavorava in un consorzio della Lega delle Cooperative in Emilia. Quando chiedemmo come mai nessuno l'avesse aiutata, i suoi colleghi ci risposero che era una ragazza un po' strana, forse drogata, forse con l'Aids. La paura era entrata in fabbrica, una paura derivante dai nuovi stili di vita». Fausto Viviani, (nella foto) delegato sindacale della CGIL in Emilia Romagna, così ricorda come nacque l'idea di ridisegnare la figura del delegato sindacale, investendo su un carattere che era rimasto un po' annacquato tra le lotte sindacali: quello sociale. Si attese fino al 1998, però, per il varo della figura specializzata. A distanza di sei anni, in Emilia Romagna ci sono ben 250 delegati sociali formati e preparati. L'esperienza, voluta da tutte e tre le sigle sindacali, è stata poi estesa grazie al  progetto "Equal" a sei regioni (tra cui la Lombardia con la Brianza).

Questa mattina, Fausto Viviani è venuto a Varese per parlare ai delegati della CGIL e spiegar loro il ruolo che il rappresentante della RSU deve ritrovare all'interno delle fabbriche: «Il disagio sociale ha molte spiegazioni - ricorda Viviani - può manifestarsi in modo esplosivo attraverso la droga o l'alcol. Ma può anche insinuarsi subdolamente, senza segni evidenti, in seguito ad un lutto famigliare, ad un divorzio, ad un parente che diventa non autosufficiente. La qualità della vita personale peggiora e si riverbera sul quella lavorativa. Intercettare questo disagio è la sfida nuova del delegato sindacale ».
Il luogo di lavoro rimane ancora, per molti, l'unico ambiente di socializzazione minima, ecco perchè il sindacato vuole ridare slancio alla rete di mutuo soccorso, storicamente propria delle organizzazioni sindacali: «Il delegato sociale - spiega Viviani - deve essere in grado di individuare i problemi, ma deve anche saper costruire momenti di "agio" lavorativo, momenti di convivialità dove il gruppo costruisce dando forza al gruppo stesso».
L'attenzione su questa figura sta crescendo, legata al crescere del rischio povertà: «La nostra società, rispetto al passato - chiarisce Fausto Viviani - ha visto impoverirsi le reti di sostegno. Prima tra tutte sta venendo meno quelle famigliare , con il nuovo ruolo della donna che giustamente rivendica il suo spazio nel mondo del lavoro. Le novità legate al Welfare, inoltre, impongono con una certa urgenza l'istituzione di figure in grado di impedire l'inasprimento della tensione vita-lavoro». Il delegato sociale, quindi, dovrà costruirsi una rete di collegamenti con le realtà del territorio istituzionalmente delegate ad affrontare certe tematiche. Una sentinella sul territorio che sappia raccogliere ma anche superare le difficoltà del collega di lavoro, innanzitutto una persona.

Alessandra Toni
economia@varesenews.it


TORNA ALLE NEWS


INIZIO PAGINA


Copyright © 2000 - 2003 varesenews.it. Tutti i diritti riservati


NEWS LAVORO
AGENDA
CERCAWEB
Altri
Articoli 

Dal mondo a Varese, benvenuti nell'Anolf

Pakistani, i nuovi schiavi invisibili

In rete
Anolf

@ | Bambini | Libri | Arte Cinema | Economia| Lavoro | Sanità | Motori | Scuola | Sport | Tempo libero| Turismo