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Busto
Arsizio - A confronto le
posizioni di Cisl e Compagnia delle Opere emerse
in due
distinte riunioni
Legge Biagi: occorrono più tutele sociali
(28.05.2007) Due
dibattiti a Busto Arsizio nel giro di poche ore sullo stesso
argomento: la legge Biagi. Uno patrocinato dalla Cisl con la
partecipazione dell'ALAI (Associazione Lavoratori Atipici ed
Interinali) e l'altro all'Auditorium della Fondazione San Giacomo
dalla Compagnia delle Opere. Risultato: la Legge Biagi è in sè
positiva, ma indubbiamente ancora incompleta sul versante delle
tutele sociali. Fra le riforme
approvate nel testo della Legge Biagi, come ricordato in entrambi i
momenti di dibattito, quella che ha avuto maggiore risonanza è
stata la trasformazione dei contratti Co.Co.Co. (collaborazione
coordinativa e continuata) per oltre 30 giorni lavorativi e 5000
euro di imponibile IRPEF in contratti a progetto, da completarsi
entro un anno dall'approvazione della legge. In entrambe le riunione
si è svolta una disamina approfondita delle varie tipologie
contrattuali esistenti o nascenti (lavoro interinale, a chiamata,
part time, a progetto, apprendistato, formazione lavoro...). In
particolare presso la Cisl si sono messi in luce i differenti e
complessi meccanismi previdenziali relativi a ciascun contratto.
Circa la tassazione sui redditi da lavoro, ricordava il sindacato,
si è passati dal sistema delle detrazioni (a valle della tassazione
sul reddito) a quello delle deduzioni (a monte: si deduce dal
reddito una parte su cui non si calcoleranno le tasse). Ciò non ha
impedito che si creassero situazioni illegali, ad esempio il cumulo
di deduzioni tra reddito da pensione e reddito derivante da una
collaborazione, o ancora l'applicazione "talebana" delle
medesime deduzioni su ognuno dei diversi lavori eseguiti nell'anno,
o in misura identica per chi ha lavorato pochi giorni e chi invece
ha lavorato un anno intero. «La busta paga è divenuta più
difficile da calcolare oggi, il nostro caldo consiglio è di
rivolgersi ai CAF (Centri di Assistenza Fiscale) del sindacato»
ribadiscono ad una voce i rappresentanti di CISL ed ALAI. «Anche perché, con i mezzi informatici di oggi, all'incrocio dei dati tra
le dichiarazioni dei lavoratori e quelle delle aziende non si scappa
più». In conclusione «La Legge Biagi dal punto di vista dei
lavoratori atipici è positiva, perché consolida un sistema di
tutele; tuttavia è una riforma parziale ed incompleta, in cui manca
la previsione di molti servizi ed ammortizzatori sociali».
Ambiente e toni
diversi ma conclusioni non molto dissimili presso la Compagnia delle
Opere. Il vicepresidente Massimo Ferlini (che è anche presidente di
Obiettivo Lavoro Coop) ha messo in luce le tappe del
"divenire" storico del lavoro interinale, fenomeno esploso
nel '98 con la Legge Treu che smantellò il monopolio del
collocamento pubblico, per il quale passa ormai non più del 5%
delle assunzioni effettive. "Da un lavoro a vita a una vita di
lavori": così Ferlini sintetizza i mutamenti in corso.
"Da welfare a workfare: creare uno Stato sociale che incentivi
il lavoro, non l'uscita dal medesimo". Il consulente del lavoro
Massimo Maderna ha ripercorso in modo esaustivo le tipologie
contrattuali, tra cui il job sharing (lavoro condiviso), ancora poco
diffuso; il vicepresidente della Compagnia delle Opere per l'Alto
Milanese Angelo Candiani ha presentato infine "Piazza del
Lavoro Alto Milanese", un "sistema di relazioni" tra
offerta e domanda di lavoro che coinvolge vari attori del processo
produttivo nelle province di Milano, Varese e Novara. Per Massimo
Ferlini «Il giudizio sulla Legge Biagi è estremamente positivo per
gli obiettivi proposti, l'impostazione antistatalista che consente
tutto ciò che non è esplicitamente vietato, un'estensione delle
tutele del lavoro reale che ha a cuore l'occupazione nel Paese. Va
però integrata con una riforma degli ammortizzatori sociali che
favorisca il lavoro, non i prepensionamenti». «Uno Stato sociale
che nasca dal basso - ha affermato - dovrà integrarsi con il
servizio pubblico in questo momento di riforma generalizzata».
Resta inevasa la perplessità centrale espressa da molti
commentatori negli ultimi anni: in una vita di lavori differenti,
chi garantisce la continuità di un reddito sufficiente a creare una
famiglia?
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