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Varese
- Alla vigilia dell'anniversario della morte di Iqbal
Masih, il sindacalista bambino ucciso dalla mafia dei tappeti,
le statistiche sul lavoro minorile. In provincia di Varese 50
casi solo nel 2003
Lavoro minorile: una piaga in continua crescita
(28.05.2007) Nel 2003
sono stati scoperti dalla commissione provinciale di vigilanza e
controllo cinquanta casi di lavoro minorile. Ben 12 in più rispetto
al 2000. Giovani, giovanissimi,
che per pochi euro lavorano come manovali o operai, rischiando tutti
i giorni sulla loro pelle e pagando in prima persona la frequente
assenza di diritti. Tutto questo, come nel resto in Italia, anche i
provincia di Varese. I dati arrivano proprio all'indomani della
pubblicazione della statistica dell'Ires, che denuncia l'alto numero
di giovanissimi che abbandonano la scuola per lavorare: 400 mila in
Italia, e di questi addirittura 360 mila quelli che sono costretti a
rimboccarsi le maniche prima dei 15 anni, dove all'abbandono degli
studi si somma anche l'illegalità.
La piaga del lavoro minorile è tristemente nota e sotto i
riflettori da diversi anni, tanto che proprio in provincia di Varese
sono maturate una serie di iniziative per portare alla ribalta il
fenomeno, non ultima proprio "Varese vuole cambiare
musica!", organizzata dal mondo sindacale ed economico e dalla
società civile, che raccoglie ogni anno l'adesione di numerosissimi
cittadini che partecipano a incontri, convegni e manifestazioni
proprio sul problema del lavoro minorile.
Anche la Cgil provinciale ha voluto diffondere i dati che riguardano
la provincia per cercare di rimarcare ancora una volta come questo
problema vada affrontato coinvolgendo il territorio. «Penso che si
possano facilmente immaginare in quale condizioni di sicurezza siano
costretti a lavorare i minori - ha affermato Umberto Colombo, della
segreteria provinciale della Cgil.
Le condizioni di precarietà, inoltre, li espongono enormemente a
rischi di infortuni, malattie compromettendone pesantemente il
corretto sviluppo fisico. La CGIL da tempo si sta impegnando, anche
a livello locale, contro lo sfruttamento del lavoro minorile e a
favore dei diritti dei bambini, rivendicando nelle singole imprese
della zona, attraverso la contrattazione aziendale, l’istituzione
di una “clausola sociale d’impresa” e promuovendo un dibattito
nel territorio affinché attraverso un confronto con le associazioni
dei datori di lavoro».
Se il lavoro minorile rappresenta un problema per l'Italia, nel
resto nel mondo, e specialmente nei paesi in via di sviluppo, il
fenomeno costituisce una vera e propria piaga dai contorni
inquietanti. Le statistiche dell'Ires e il dibattito sul lavoro
minorile ritorna infatti alla ribalta proprio alla vigilia
dell'anniversario dell'uccisione di Iqbal Masih, il bambino
pachistano assassinato dalla mafia locale per essersi fatto carico
delle istanze "sindacali" rivendicate dai suoi colleghi di
lavoro. «Da grande voglio diventare avvocato e lottare perché i
bambini non lavorino troppo», aveva detto. Il 16 aprile 1995 gli
sparano a bruciapelo mentre corre in bicicletta nella sua città
natale con i suoi cugini Liaqat e Faryad. Bambini, proprio come
lui.
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