Varese – Il perché dell'adesione della Fabi allo sciopero generale del 24 ottobre
Le ragioni dei bancari

(23 ottobre 2003) 
Riceviamo e pubblichiamo

Fabi, Federdirigenticredito e Sinfub hanno proclamato, per Venerdì 24 Ottobre 2003, lo Sciopero Generale della categoria dei Bancari.

        Due ordini di motivi stanno alla base di tale decisione:il primo riguarda il tema principale per il quale lo sciopero è stato proclamato: la riforma delle pensioni, così come è stata decisa dal Governo.

        Innanzitutto per una questione di metodo. Non è possibile infatti - nei confronti di una materia delicata e complessa, qual è da sempre la vasta area del sistema previdenziale - assumere decisioni di tale portata in termini unilaterali. Mai come in questo caso si rende necessaria la politica di una reale concertazione, poiché le tematiche relative ad una eventuale riforma delle pensioni acquistano una autentica rilevanza sociale, alla pari delle altre istituzioni di pubblica utilità, come la Sanità, la Scuola, i Trasporti. Esse coinvolgono milioni di persone e riguardano le generazioni attuali e future.

        Nessun Governo, di qualunque colore politico, può pensare - in tali materie - di decidere per proprio conto e, solo in un secondo momento, ascoltare osservazioni e suggerimenti in sede di un dialogo sociale a quel punto del tutto inutile.

        La materia previdenziale presenta aspetti di merito così complessi, tali da poter essere affrontati solo nell’ambito di un tavolo di lavoro che coinvolga tutti i soggetti i quali, a vario titolo, sono chiamati a rappresentare le esigenze e le aspettative delle diverse componenti che hanno stipulato il contratto sociale.

        La riforma proposta dal Governo, invece, introduce elementi di novità improvvisa, e piuttosto confusi, i quali non rendono ragione delle prospettive di vita e di lavoro che milioni di attuali occupati avevano fino ad ora nei loro progetti.

         Senza aver la pretesa di entrare, più di tanto, negli aspetti di merito, ci limitiamo a ricordare che non si è voluta attendere, in alcun modo, l’evoluzione della “Riforma Dini” la quale, secondo la maggior parte degli esperti di tale materia, stava gradualmente portando il sistema in equilibrio. Così come altrettanto inaccettabile appare la prospettiva di pensionamento, sia in termini temporali che in termini quantitativi, per gli attuali giovani, i quali, già sottoposti a un regime di sostanziale precarietà del rapporto di lavoro, vedono allontanarsi in modo indefinito la misura certa della propria pensione.

        La riforma del Governo, tra l’altro, rende ancora più urgente l’esigenza di pervenire a una revisione in profondità dell’accordo riferito al Fondo di sostegno del reddito nell’ambito del nostro settore, affinché non si creino, in nessun modo, zone pericolosamente vuote.

        Il secondo ordine di motivi è riconducibile alla politica fiscale dell'attuale Governo, il quale alle promesse di diminuzione per tutti delle tasse non ha fatto seguire, fino ad ora, provvedimenti concreti.

        Teniamo a ribadire, tra l'altro, la nostra netta contrarietà alla proposta di decontribuzione per i nuovi assunti, questa sì destinata a portare uno squilibrio nei conti della previdenza pubblica.

        Appaiono del tutto insufficienti le iniziative messe in atto per sostenere e valorizzare forme di previdenza integrativa. Così come si presenta inaccettabile la proposta di una conversione obbligatoria dei fondi fino ad ora destinati al TFR.

        Non va dimenticata infine - e questo potrebbe costituire il terzo ordine di motivi - l'eccessiva disinvoltura nell'introdurre e definire nuove forme di lavoro ancora più flessibili, e perciò precarie, di quelle attualmente in atto. 

        Queste rapide considerazioni sui provvedimenti più recenti assunti dall'attuale Esecutivo, portano ad una prima conclusione che ci riguarda da vicino: il potere d'acquisto della classe dipendente, il cosiddetto ceto medio, tende gradualmente a diminuire, non solo per la difficoltà sempre più evidente nel raggiungere risultati economici in sede contrattuale, ma anche per le politiche complessive messe in atto dal Governo.

Roma, 14 ottobre 2003 

Le Segreterie Nazionali
FABI - FEDERDIRIGENTICREDITO - SINFUB

 

 

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