Varese – Affollata assemblea di Cgil, Cisl e Uil in vista dello sciopero generale del 24 ottobre
«Sulle pensioni fanno il gioco delle tre carte»

(17 ottobre 2003) È stata un'assemblea affollatissima quella che si è tenuta al centro convegni De Filippi di Varese. L'appello lanciato dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl (Varese e Ticino Olona) e Uil , in vista dello sciopero generale sulle pensioni previsto per il 24 ottobre, è stato raccolto da moltissimi  lavoratori. Un documento unitario, forse mai così unitario nell'ultimo anno, ha ribadito l'opposizione alla controriforma delle pensioni e alla campagna di drammatizzazione in atto. I quattro segretari provinciali, Ivana Brunato (Cgil), Gianluigi Restelli (Cisl Varese), Luigi Mafezzoli (Cisl Ticino Olona), Marco Molteni (Uil), hanno sottolineato a più riprese che non c'è alcuna emergenza previdenziale che possa giustificare i provvedimenti annunciati dal Governo. «Il nostro è uno dei sistemi più sostenibili in Europa. L'aspetto negativo - recita un passo del documento - è rappresentato dal fatto che nel bilancio dell'Inps viene inclusa anche l'assistenza. Questa separazione non è mai avvenuta. Inoltre si scarica sulle pensioni l'onere di ridurre il deficit pubblico, nascondendo così l'incapacità di questo Governo di fare una corretta politica di sviluppo e occupazione. Allora ci devono spiegare perché i cento regimi privilegiati, dal punto di vista assistenziale, non verranno toccati».


Il sindacato rispedisce al mittente la promessa pre-elettorale fatta da Berlusconi agli italiani. «L'innalzamento della pensione minima a un milione ha raggiunto solo un quarto degli aventi diritto. Un'elargizione tra l'altro uscita ancora dalla porta dell'inps. Il giochetto delle tre carte di questo Governo non è passato inosservato ai nostri occhi. Non si è affrontato il rinnovo contrattuale per i lavoratori del pubblico impiego e nemmeno la questione del lavoro irregolare, una vera voce anomala che ci fa arrossire di fronte all'Europa, pari al 25 per cento dell'attività produttiva italiana». 
A ciascuno il suo, sembrano dire i sindacati, nessuno escluso, comprese associazioni datoriali e mass media: i primi non sempre coerenti rispetto alle politiche territoriali, i secondi colpevoli nel far passare un'immagine mistificata all'opinione pubblica e di aver isolato il sindacato.


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