Lavoro Appello dei sindacati ai parlamentari di Varese: un articolo del collegato alla finanziaria prevede meno tutele per chi è stato esposto alla sostanza cancerogena. 60 mila i lavoratori interessati in tutta Italia, 500 nella sola provincia di Varese 
Amianto: «La finanziaria ci ha beffato»

(16 ottobre 2003)  Meno tutele per quei lavoratori che hanno subito una lunga e certificata esposizione all'amianto. È quanto dispone l'articolo 47 del maxi decreto collegato alla legge Finanziaria. Una cosa inaccettabile secondo i sindacati, Cgil cisl e uil, considerato che è ormai accertato scientificamente gli effetti nefasti che tale sostanza ha sulla salute dei lavoratori. Per questo motivo hanno lanciato un appello ai parlamentari della provincia di Varese, invitandoli a mobilitarsi contro questo provvedimento. Una legge del 1992 prevedeva, infatti, che i lavoratori esposti all’amianto, potessero anticipare il pensionamento di un periodo proporzionato alla durata dell’esposizione subita. L’amianto è stata riconosciuta come sostanza cancerogena, classificazione che aveva anche portato a vietarne l’estrazione e la lavorazione in ogni forma. L'articolo 47 introduce una restrizione, perché i lavoratori interessati non potranno più anticipare il pensionamento, ma riceveranno una rendita pensionistica più alta del  25 per cento di quella a cui darebbero diritto i contributi versati, ma comunque ridotta della metà rispetto al beneficio contributivo previsto dalla legge attualmente in vigore che è del 50 per cento.
Interessati da questo provvedimento sono 60mila lavoratori in Italia, 500 in provincia di Varese. Questi lavoratori, già riconosciuti come esposti al rischio amianto con specifico attestato rilasciato dall’Inail, a partire dal primo ottobre, non possono più presentare all’Inps le domande di prepensionamento, vedendosi annullato per decreto legge il loro diritto già riconosciuto. Il quadro diventa più drammatico per quei lavoratori che hanno già presentato le dimissioni dall’azienda in cui erano occupati, per poter inoltrare la domanda di pensionamento all’Inps, rimanendo oggi con la preoccupazione di restare "senza lavoro e senza pensione", se dovesse passare il decreto collegato alla finanziaria nell’attuale testo, e temendo la beffa di dover riprendere a lavorare fino ai 65 anni, se dovesse passare la cosiddetta riforma Maroni.
Secondo i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Varese e Ticino Olona questo governo, con la misura introdotta nel decreto collegato alla finanziaria, lede diritti e interessi legittimi, senza alcun rispetto del confronto tra le parti, creando una situazione assurda giuridicamente e inaccettabile socialmente. Pertanto si uniscono all’invito delle Confederazioni regionali e nazionali di chiamare i lavoratori alla mobilitazione, a partire dallo sciopero generale unitario del 24 ottobre, per costringere il governo a ritirare il provvedimento affermando con questo i diritti previdenziali e la tutela dei lavoratori colpiti. È per questo che  Cgil, Cisl e Uil di Varese e Ticino Olona fanno appello ai parlamentari della provincia perché contribuiscano ad individuare una soluzione positiva a questa vertenza, chiedendo loro di sottoscrivere un ordine del giorno con cui si richiede "il ritiro dell'articolo 47 e la continuazione del confronto con le Parti Sociali per addivenire alla soluzione definitiva del problema".


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