Varese
– Una ricerca condotta dal servizio igiene e sicurezza degli
ambienti di lavoro dell'Asl traccia l'identikit del settore
edile
Il cantiere in provincia è
piccolo, ma non sempre bello
(13 ottobre 2003) La galassia
chiamata edilizia in provincia di Varese è costituita da
seimila imprese, perlopiù piccole e medie, e da circa
ventiduemila addetti. Cantieri che rimangono aperti per anni,
ma anche cantieri che aprono e chiudono alla velocità della
luce, dove è difficile capire chi comanda e chi lavora, chi
è il dipendente e chi l'imprenditore.
I dati di una recente ricerca dell'Asl di Varese, coordinata
da Crescenzo Tiso (con i collaboratori Carmine Scalone, Andrea
Frontini e Alberto Radrizzani), ci dicono che dei 37 morti sul
lavoro dal 1999 al luglio 2003, 16 sono deceduti in un
cantiere edile. Erano tutti maschi: 23 dipendenti, 10 titolari
o soci dell'azienda, 2 parasubordinati e 2 lavoratori
irregolari.
L'identikit dei cantieri edili presenti sul nostro territorio
è stato tracciato analizzando i dati derivanti dalle
notifiche di inizio lavori nella zona del Saronnese.
I cantieri sono piccoli nel 45 per cento dei casi, dove per
piccolo si intende al di sotto dei 100 mila euro di costo,
medi nel 33 per cento (tra i 100 mila e un milione di euro) e
grande nell'8 per cento dei casi (oltre il milione di euro).
Il coordinatore per la sicurezza coincide quasi sempre (90 per
cento) sia nella fase di progettazione che di esecuzione. La
metà di questi sono in possesso di un diploma di laurea,
percentuale che scende al 40 nelle piccole imprese, dove sono
in netta maggioranza (59,9 per cento) i coordinatori con
diploma di scuola superiore. I responsabili dei lavori sono
definiti nel 77,3 per cento dei casi, con netta prevalenza nei
piccoli cantieri (48,7 per cento). Esiste una corrispondenza
tra committente e responsabile dei lavori molto alta
soprattutto nei piccoli cantieri (55 per cento dei casi).
Mentre bassa è la coincidenza tra responsabile dei lavori e
coordinatore in fase di esecuzione, solo il 25 per cento.
|