Varese
– In una denuncia della Fim Cisl il caso
dell'azienda Marè, disposta a pagare il fermo dal lavoro per
le vittime di Nassirya purché fosse ridotto a un solo minuto
Quando l'azienda
contratta sul cordoglio
(19 novembre 2003) Silenzio
nelle strade e nelle piazze d'Italia, nelle giornata di ieri
per ricordare i caduti in Iraq. Raccoglimento anche negli
uffici e nelle fabbriche, ma non dappertutto, come ad esempio
alla Fabbrica Minuterie Metalliche "Mare' S.r.l" di
Induno Olona dove secondo quanto riportato dal sindacato, la
proprietà avrebbe proposto di "scambiare" i 10
minuti canonici di astensione dal lavoro con un solo minuto di
raccoglimento. La notizia, resa nota dal sindacalista della
Fim-Cisl di Varese Loris Andreotti, è stata confermata anche
da Claudia Ceccatelli, componente della Rsu aziendale.
«Un comportamento del tutto inqualificabile da parte della
proprietà, dal momento che diversi giorni prima della
giornata di lutto nazionale abbiamo mandato in tutte le
aziende un comunicato unitario che proponeva dieci minuti di
astensione dal lavoro da parte di tutti i lavoratori - spiega
il sindacalista - . Il comunicato era stato inviato anche alla
Marè di Induno Olona, dove i due rappresentanti sindacali dei
lavoratori sono in questo periodo in cassa integrazione
ordinaria. Solo grazie all'intraprendenza dei lavoratori è
stato quindi possibile affiggere nella bacheca il comunicato
inviato».
E qui inizia il "caso" che ha mandato su tutte le
furie il sindacato. La proprietà, che contattata
telefonicamente non ha voluto rilasciare dichiarazioni in
merito, avrebbe proposto ai lavoratori dell'azienda di fare un
solo minuto di fermata dal lavoro, affermando di non avere
l'intenzione di pagare i restanti nove minuti nel caso in cui
i lavoratori si fossero allineati alle scelte del sindacato.
«E così è stato, con un solo minuto di raccoglimento da
parte dei lavoratori - spiega Claudia Ceccatelli,
rappresentante sindacale - che, rassegnati, non hanno avuto
altra scelta se non assecondare l'azienda per non vedersi
decurtati nove minuti dallo stipendio».
Un fatto molto grave, secondo Andreotti, «proprio nel momento
in cui tutto il paese sta parlando di quanto successo in Iraq.
Resta l’amarezza del fatto
che si è costretti a constatare come nelle piccole aziende
della nostra provincia i lavoratori, anche in casi di
coscienza come questi, debbano subire ricatti».
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