Varese
– I particolari relativi alla formazione della legge sui
congedi parentali spiegati in un convegno alla Camera di
Commercio, particolarmente rivolto alle donne
Le donne devono
investire in formazione
(14
novembre 2003) "La voglia di studiare è già
un'idea": parte da questo semplice assunto il convegno
organizzato da Formas e dal coordinamento donne di CGIL - CISL
- UIL presso la sala Campiotti della Camera di Commercio
varesina.
Un convegno che scandaglia in
particolare le possibilità di congedo per formazione, la
parte meno conosciuta ai più della legge n.53 del 2000, nota
infatti come "legge sui congedi parentali". E
un convegno diretto principalmente alle donne che, pur
occupando un ruolo importante nel mercato del lavoro, si
allontanano progressivamente dalla formazione: «La donna ha
una attenzione particolare ai congedi famigliari, per tutto
ciò quindi che le permette di avere più tempo per la cura
dei parenti. Ma la sua attenzione scompare quando si tratta di
provvedere alla valorizzazione di sé - spiega Alessandra
Fragassi del coordinamento donne Cgil, Cisl e Uil - Mentre il
miglioramento culturale e nella professione è una cosa troppo
importante da essere lasciata da parte».
Tanto importante che tra i
relatori al convegno c'era anche una psicologa, Consuelo
Casula, che ha sottolineato quanto «Indipendentemente dalla
preoccupazione per la cura degli altri, c'è una componente
personale che tiene lontane le donne dalla formazione: molte
donne da una parte desiderano il successo, dall'altra lo
temono. Questo le porta a sottovalutare le loro potenzialità
e a mettersi in secondo piano. Non cercano di affermarsi da sé,
ma sono sempre alla ricerca di quello che una volta era il
principe azzurro, e ora è il loro talent scout».
Vale invece la pena,
soprattutto per le donne, tenere in grande considerazione la
formazione. E conoscere perciò le novità - anche se di
novità non si può parlare più poichè la legge, finora poco
sfruttata, ha tre anni - che le norme concedono in merito.
«La parte della legge
54/2000 che si occupa della formazione consiste
fondamentalmente in tre articoli: il 5, il 6 e il 7. - spiega
Antonio Benaglio, esperto di diritto del lavoro proveniente
dall'Università di Verona - E il primo è, fra tutti, quello
meno conosciuto e più da sviluppare. L' articolo infatti
prevede che possa essere richiesta una sospensione del
rapporto di lavoro per congedi per la formazione. La
formazione può essere di qualunque tipo: dal conseguimento di
un titolo di studio alla cultura personale. L'articolo ha
però una serie di limiti: vale solo per i dipendenti di
datori di lavoro pubblici o privati, che abbiano almeno cinque
anni di anzianità di servizio presso la stessa azienda o
amministrazione ed è previsto per un periodo non superiore ad
undici mesi, continuativo o frazionato, nell'arco dell'intera
vita lavorativa. E soprattutto, non prevede alcun tipo di
compenso». Un limite oggettivamente pesante, quest'ultimo,
che rende quasi un lusso seguire un master o semplicemente un
corso di interesse individuale.«Ma poichè gli undici mesi
possono anche essere frazionati, è possibile per esempio
chiedere un part time, sospendendo solo parte del tempo
lavorativo in favore dello studio» aggiunge Benaglio «E,
inoltre, l'articolo 7 prevede la possibilità di chiedere
l'anticipo del TFR per potersi mantenere la formazione»
«Va considerato che in
Regione ci sono molti soldi per Finanziamenti alla formazione,
che vengono però normalmente erogati per progetti di
formazione continua in azienda, di solito sviluppati da enti e
associazioni di categoria - aggiunge Ivana Brunato, segretaria
generale della CGIL varesina - la possibilità di utilizzare
questi fondi però va attivata con una apposita legge
regionale, che l'articolo 6 della legge
prevede espressamente». Per applicare questi tre articoli,
promulgati tre anni fa ma che non hanno avuto ancora
applicazione piena in molte delle loro parti, molto è
lasciato alla contrattazione collettiva e alle leggi
regionali: «Anche per questo vogliamo segnalare queste
possibilità ancora poco sfruttate - continua la Brunato -
Alcune regioni, come Veneto, Emilia Romagna e Sardegna, hanno
già legiferato in merito: ora tocca anche alla Lombardia...»
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