Varese
– Un imprenditore vuole assumere un lavoratore
extracomunitario, la sua specializzazione è quello che cerca,
ma un timbro sul permesso di soggiorno glielo impedisce
Se sei asilante devi
"arrangiarti"
(13 novembre 2003) Serve
manodopera straniera, perché quella italiana non è
sufficiente a soddisfare le richieste delle imprese, e serve
soprattutto manodopera qualificata. Questi sono i tormentoni
del dibattito sui lavoratori extracomunitari in Italia, che
assumono però i contorni del paradosso quando si scontrano
con la realtà della burocrazia e i suoi stupidi cavilli. Lo
stesso paradosso che ha vissuto un imprenditore di Gavirate,
che, volendo assumere un lavoratore extracomunitario alla fine
di uno stage in azienda, non ha potuto farlo perché era un
asilante, cioè una persona che scappa dal proprio paese di
origine a causa delle persecuzioni politiche. La legislazione
italiana, infatti, prevede che a queste persone, in attesa
dell'accoglimento della domanda, venga rilasciato un permesso
di soggiorno temporaneo di tre mesi, sul quale la Questura
appone un timbro che sancisce il divieto di utilizzare lo
stesso permesso per lavorare. Nel frattempo l'asilante viene
ospitato per due mesi in albergo e riceve un assegno di 750
euro (per una sola volta), con il quale deve mantenersi per
tutto il tempo necessario ad ottenere una risposta sulla
richiesta di asilo, che mediamente è di diciotto mesi. Puo'
una persona campare per oltre un anno con appena 750 euro? e
perché in questo periodo non puo' lavorare per mantenersi? Le
stesse domande che l'imprenditore di Gavirate ha rivolto ai
funzionari della sua associazione, l'Api, che a loro volta,
sentite Cgil, Cisl e Uil, hanno deciso di far conoscere il
paradosso all'opinione pubblica e soprattutto ai
politici.
Secondo i sindacati, però, i parlamentari della nostra
provincia (Giovanna Bianchi, Marco Airaghi, Graziano Maffioli,
Antonio Tomassini) avevano già avuto, nel maggio scorso, un
incontro con loro su questo problema. «A quell'incontro tutti
erano d'accordo per far cambiare la legge. Sono passati più di sei mesi- spiega Sergio
Moia, della Cisl - e non ci hanno fatto saper nulla. Questo è
un problema drammatico sia per i numeri, sia per le
ripercussioni che ha sull'assistenza in generale e soprattutto
bisogna capire che è una specificità del nostro territorio, determinata
dalla presenza di Malpensa. Noi incalzeremo i parlamentari
perché la soluzione dipende da loro». Prima dell'apertura
dell'aeroporto le richieste di asilo erano tra le dodici e le
quindici all'anno, nel 2002 sono diventate 350, nel 2003 sono
già arrivate a 400, a cui si devono sommare quelle arretrate,
arrivando così a 700 domande in attesa di risposta. «Prima
che un problema economico - aggiunge Enrico Ottolini,
direttore dell'Api - è un discorso di coscienza, perché
questo sistema istiga le persone ad arrangiarsi, con tutto
quello che ne consegue. Dimentichiamo anche che il 25 per
cento della popolazione della nostra provincia ha più di 65
anni e che i nostri figli certi lavori non li fanno
più».
Il problema, secondo Flavio Nossa della Cgil, puo' essere
risolto con una certa rapidità solo se c'è volontà
politica. «Tutto nasce dal fatto che la nostra normativa non
ha ancora recepito la Convenzione di Ginevra, che sulla
questione è molto chiara. Sarebbe sufficiente una circolare
amministrativa del Ministero dell'Interno per risolvere il
caso. Teniamo conto poi che gli asilanti, nei loro paesi di
origine, sono persone di un certo livello di impegno sociale e
culturale e quel timbro che non consente loro di lavorare è
fortemente umiliante».
«Siamo tutti d'accordo - conclude Marco Molteni della Uil -
compresi quelli che al tavolo Api-sindacati oggi non ci sono.
Siamo partiti con Api perché il caso concreto li riguardava,
ma sappiamo che sulla questione c'è completa apertura da
parte di tutte le associazioni datoriali, che verranno
coinvolte nei prossimi incontri. È una questione bipartizan,
come si direbbe oggi, dove imprese e sindacato si trovano
completamente d'accordo».
Prossima tappa della questione asilanti sarà la Prefettura.
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