Varese - Si è costituito il comitato varesino per il sì all'estensione dell'articolo 18 anche alle imprese con meno di 15 lavoratori
Articolo 18 per tutti: parte la campagna referendaria

(28/05/2007 ) Si è costituito questa mattina, 6 marzo 2003, il comitato provinciale per il sì al referendum per l'estensione dell'articolo 18 anche alle imprese con meno di 15 lavoratori: un'altra lotta che riguarda questo contestato articolo dello Statuto dei lavoratori, che si somma e aggiunge richieste alle iniziative della CGIL che fino ad ora ne hanno difeso il testo.

"Noi non capiamo il motivo per cui un lavoratore in un'impresa di 14 dipendenti non abbia gli stessi diritti di un lavoratore di una azienda che ne ha 16 - ha spiegato Giovanni Bonometti, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, capofila di una lista di dodici promotori tra cui FIOM CGIL, CUB, COBAS, Giovani Comunisti e i Social Forum di Varese, Saronno, Gallarate, Valle Olona e Sponda Magra - E poichè in questo momento i diritti dei lavoratori sono sotto attacco della destra e della Confindustria, dobbiamo passare all'offensiva, facendo un salto di qualità nella lotta".

E il salto di qualità, tutto politico, è un referendum che abroga un pezzo dell'articolo 18 per riaffermare ed estendere lo Statuto ai lavoratori di tutte le aziende, senza escludere quelle di dimensione più piccola che fino ad ora non erano costrette a reintegrare il lavoratore che fosse stato licenziato ingiustamente o senza motivo (questa è la sostanza dell'articolo 18 dello Statuto), ma potevano anche evitare di avere il sindacato in azienda, o potevano rifiutare di far tenere  assemblee all'interno del luogo di lavoro.

"Questa è la prima iniziativa, in tanti anni, che prevede di avanzare nella lotta per i diritti dei lavoratori invece che di limitarsi a mediare o difendere le posizioni - sottolinea Giuseppe Tampanella, del CUB - e rispondere in massa e senza divisioni significa dare un'idea di compattezza dei lavoratori che è innanzitutto un segnale sociale, un segno che non ci si fa dividere da una politica di diritti interpretata in maniera diversa per ciascuno"

malgrado i promotori auspichino che "si aggiungano a noi quante più realtà sociali possibili", la prospettiva di questo referendum ha già scatenato, e prevede ancora di scatenare, discussioni sulla sua opportunità:  "Ma va ricordato che i pochi diritti di chi lavora nelle aziende al di sotto dei 15 elementi non derivano dallo Statuto, che li lasciava completamente scoperti in questo senso - ricorda Giancarlo Martignoni della CGIL -  sono stati acquisiti nel 1990 proprio grazie al primo tentativo di indire un referendum su questo argomento: allora era primo ministro Spadolini che, per evitare le urne, cercò una mediazione, istituendo diritti per loro con quella che è diventata la legge 106/90. Questo Governo però non proverà a fare nemmeno questo". 

Stefania Radman
stefania.radman@vareseweb.it


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