Frontiera - Niente più modello 111 da richiedere periodicamente per chi ha scelto la sanità italiana
Frontalieri, nasce la libera circolazione dei lavoratori malati

Si è risolta positivamente la paradossale situazione dei frontalieri italiani che in base agli accordi bilaterali, avevano scelto il servizio sanitario nazionale pur lavorando in Svizzera: fino ad oggi infatti questi lavoratori non avevano regole certe e rischiavano di essere stranieri in patria per il pronto soccorso italiano se  raccoglievano la documentazione per poter essere regolari in Svizzera.

Una recente direttiva sottolinea infatti che per i lavoratori e le lavoratrici italiane che lavorano in Svizzera  e che non sono coperti da Enti assicurativi svizzeri si dovrà utilizzare la procedura prevista dai regolamenti europei nei casi di prestazioni urgenti ai cittadini comunitari, parificando perciò la svizzera all'unione europea: l'inizio della libera circolazione dei lavoratori anche in caso di malattia. La procedura di cui si parla in questo caso è assolutamente semplice: in caso di urgenze di un cittadino comunitario in uno dei paesi dell'unione, sta al pronto soccorso che l'accoglie comunicare alla struttura sanitaria di competenza nel luogo di residenza del malato il fatto di averlo "preso in carico". 

Al lavoratore frontaliere ora resta un'unica incombenza: dotarsi al più presto, dopo aver usufruito dei servizi svizzeri, del modello E111 corrispondente al periodo in cui l'ospedale svizzero ha effettuato la prestazione: il modello che non deve esser più richiesto preventivamente, ma come certificato a posteriori.

La direttiva italiana è già stata approvata dagli organismi svizzeri competenti: essa perciò è valida e operativa anche oltre frontiera. 

"I dirigenti della sanità lombarda hanno dato indicazioni che vanno nell'indirizzo da noi auspicato per togliere i fardelli burocratici alla libera scelta di assistenza fatta dai lavoratori e dalle lavoratrici frontalieri - spiega un nota firmata da Osvaldo Caro, presidente del consiglio sindacale interregionale Ticino Lombardia Piemonte -il CSI esprime perciò viva soddisfazione per queste direttive, ringrazia i vertici della sanità Lombarda per l'intervento correttivo e si augura che anche la regione Piemonte prenda uguali decisioni"

S.R.
stefania@varesenews.it


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