Cassinetta
di Biandronno
– Per Rifondazione «Estendere l'articolo 18 serve per
difendere anche gli interessi di chi lavora nelle grandi
aziende»: e porta comeprova una storia di lavoratore atipico
L'articolo
18, le grandi aziende e alcune storie di lavoro atipico
(6 giugno
2003) «Votare sì da parte dei lavoratori delle grandi
aziende non è solo un gesto di solidarietà: è anche
difendere i propri interessi. Perchè se non si estende
l'articolo 18 a tutti, ben presto l'articolo 18 potrebbe non
valere per nessuno».
Non ha mezze misure Paolo
Ferrero, della segreteria di Rifondazione Comunista, "Ex
operaio FIAT, pendolare tra Pinerolo e Roma". E la sua
motivazione sta nella legge delega numero 30, approvata nelle
scorse settimane ma non ancora provvista dei decreti attuativi
e perciò non ancora in vigore: «questa legge elimina la
necessità di comprovare l'autonomia funzionale di un ramo di
azienda per creare una nuova azienda da quel ramo: questo
significa che le società potranno creare, per determinati
settori e funzioni, delle microaziende - al di sotto dei 16
lavoratori - che verrebbero tolte dalla giurisdizione
dell'articolo 18» solo uno dei tanti espedienti che le
aziende hanno mano mano potuto utilizzare per "rendere
più flessibile" la divisione del lavoro e il personale.
Per questo Paolo Ferrero -
con il circolo di Rifondazione della Whirpool, il consigliere
Regionale Giovanni Martina, il segretario provinciale Giovanni
Bonometti - era questa mattina all'ingresso pedonale della
Whirpool di Cassinetta, una delle poche grandi fabbriche
ancora esistenti in provincia, da sempre modello di buoni
rapporti con i sindacati e di profuicuo rapporto con i
lavoratori.
Vero? Forse sì o forse no. O forse, come per tutte le
aziende, vero a metà: perchè anche in Whirpool, come in
tante altre grandi realtà produttive, la forza lavoro è
ormai solo parzialmente dipendente in senso classico, per il
resto è un patchwork di contratti atipici.
A riprova della complessità
della struttura del personale anche nelle grandi aziende c'è
a manifestare con Rifondazione Giuseppe
Simone, 31 anni, ora disoccupato. Prima di avere esperienze
nel lavoro interinale, ha lavorato per la SEA.
«Sono entrato in Whirlpool
come interinale il 14 gennaio scorso con un contratto di 3
mesi. Poco dopo ho cominciato l'attività sindacale con la
Fiom Cgil e sono stato eletto RSA dei lavoratori interinali
della Whirlpool, con l'80% delle firme a mio favore.Durante la
mia permanenza in Whirlpool è stata indetta la prima
assemblea sindacale retribuita per lavoratori interinali in
Italia. Lo scontro con l'azienda è cominciato da qui»
Per quale motivo?
«Avevamo denunciato l'esistenza di persone in cassa
integrazione nello stesso momento in cui l'azienda assumeva
interinali: due attività incompatibili, per la quale abbiamo
poi presentato anche denuncia. Per questo abbiamo chiesto che
i lavoratori interinali venissero assunti a tempo
indeterminato. Naturalmente non è stato possibile. Anche
perchè non ho avuto sostegno dai sindacati, che non hanno
sostenuto la lotta di noi interinali».
Cos'è successo poi?
«Che allo scadere del contratto, ovviamente, non me
l'hanno rinnovato. ma questo sarebbe ancora il meno: la
Worknet, che era l'agenzia di Lavoro Interinale che mi aveva
procurato il lavoro in Whirlpool, non mi ha più trovato un
altro lavoro. Sembra che ci sia una banca dati che raduna
quelli che hanno "fatto casino"...»
Ha provato presso altre
agenzie?
« Sì: presso l'Adecco, presso Manpower, presso la Lavoro
Industriel. Nessuno mi ha offerto più niente».
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