Varese
– Tino Magni, della
segreteria Fiom Nazionale commenta l'andamento della campagna
a sostegno del referendum per l'estensione dell'articolo 18
«Estendere i diritti:
una battaglia civile»
(10 aprile
2003)
«Articolo 18? Io si, tu pure». Potrebbe suonare così lo
slogan che Tino Magni, della segreteria della Fiom nazionale
ha coniato su due piedi poco prima dell'inizio dell'incontro
tenutosi alla Camera di Commercio di Varese per promuovere
l'estensione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. E
sembra che siano sempre di più le componenti politiche e
sociali a credere a questo progetto, oltre, cioè, alla Fiom,
al sindacalismo dei Cub, a Rifondazione Comunista e ai Verdi.
«In questi giorni abbiamo coinvolto anche l'area dei Social
Forum e dell'Arci - spiega Magni - . Una battagli prima di
tutto civile che come Fiom stiamo combattendo in modo molto
determinato. Sono certo che nel prossimo direttivo nazionale
della Cgil, il 6 e 7 maggio, anche il resto del sindacato ci
appoggerà».
L'obiettivo, quindi, dopo la raccolta firme, è quello di
sensibilizzare i cittadini a votare "sì" il
prossimo 15 giugno, e per farlo è necessario ricercare il
consenso nelle piazze, tra la gente e i lavoratori. «Dobbiamo
contare molto sulla nostra capacità di coinvolgere i
lavoratori visto che i media non danno molto risalto a questo
tema», continua Magni, spiegando i motivi di questo
referendum. «Dal 1970, data dell'introduzione dello Statuto
dei lavoratori, sono cambiate moltissime componenti del nostro
sistema economico. Quello che però non deve cambiare è la
soglia dei diritti, che debbono aumentare anche nelle aziende
di piccole dimensioni. Un esempio, valido per molti abiti è
quello delle esternalizzazioni: in piccole aziende dove magari
sono impiegati 4-5 dipendenti, i lavoratori sono in balia dei
cambiamenti del mercato e quindi dei datori di lavoro. E'
proprio in queste realtà che vogliamo estendere le tutele
dell'articolo 18. Un ambito, si badi bene, che non riguarda
solo l'aspetto collegato al licenziamento, ma che tocca anche
altre componenti del rapporto di lavoro che si riflettono, in
ultima analisi, sui lavoratori. In questo caso un altro
esempio è riconducibile proprio al tanto citato tema della
sicurezza. Un lavoratore non tutelato si viene a trovare in
una posizione di debolezza: è ricattabile nel momento in cui
un datore di lavoro non garantisce un'adeguata sicurezza sul
luogo di lavoro, rendendo impossibile l'intervento del
sindacato. Anche i rischi collegati alla sicurezza sul posto
di lavoro, in casi come questi, sono destinati ad aumentare».
Ma se lo Statuto dei lavoratori è una legge, perchè non
operare una campagna per la realizzazione di un testo di legge
capace di disciplinare nuovamente la materia?
«Non siamo contrari allo strumento della legge - conclude
Magni - ma riteniamo che il referendum costituisca uno
strumento più diretto per cambiare le cose: per i diritti non
si può aspettare».
A.C.
andrea@varesenews.it
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