"Per
l'euro c'è tempo" Aziende
italiane ritardatarie
Pigre più delle loro colleghe europee, anche se poi non
di molto, le aziende italiane stanno letteralmente aspettando l'ultimo momento
per adeguarsi all'euro: meno "eurista" di noi c'è solo la Francia.
Tra le imprese che non hanno ancora aperto o convertito il proprio conto
corrente in euro, i paesi più recalcitranti sono infatti quelli mediterranei:
in una media nell'unione ancora alta, il 79%, le aziende senza "conto
europeo" in italia sono l'82%, e in francia l'85%. Una percentuale che,
ribaltata, racconta di un numero esiguo di possessori di conti correnti
aziendali in euro: solo l'8%.
D'altra parte, alla data del 29 marzo 2001, sono sono
l'8,3% del totale (49.769 su 601.940) le società srl italiane che hanno già
convertito il loro capitale sociale in euro. Un po' di più in percentuale (il
15,1% del totale) sono le società per azioni italiane che hanno già convertito
il loro capitale sociale in euro: in numeri, 6.810 società su 45.089. Un numero
ancora molto basso, considerato che le aziende potevano già cominciare a farlo
a partire dal primo gennaio 1999 dovranno tutte avere convertito il proprio
capitale sociale entro il 31 dicembre 2001.
Il dato dell'8% ricorre anche nel numero delle imprese
che stanno fatturando sistematicamente in euro: sono infatti in quella
percentuale le imprese italiane già "europizzate" contro una media,
in area euro, del 12%.
In compenso, già più della metà delle imprese
in italia (il 59%) ha iniziato a fissare i propri prezzi in euro e, per una
volta tanto, con un trend superiore alla media dell'area euro che è circa del
52%.
Numeri ancora
troppo bassi poiché entro il 1 gennaio 2002, le imprese dovranno effettuare
obbligatoriamente il passaggio all'Euro.
"Non si
tratta di una mera opzione contabile, altrimenti sarebbe una banale equivalenza
1 Euro = 1.936,27 lire - spiegano nel sito di euroimpresa -. Sarebbe come
tentare di imparare a parlare l'inglese, pensando in italiano, anziché pensando
direttamente in inglese, come correttamente fa chi parla usualmente un'altra
lingua. Provate infatti ad immaginare quanti "pezzi" di un'azienda (ma
anche quanti risvolti della vita quotidiana delle persone) sono interessati da
una nuova unità monetaria: le strategie di vendita, i mercati di
approvvigionamenti, l'organizzazione, il fisco, la previdenza e la contabilità,
le politiche di marketing, gli aspetti legali, i rapporti con la clientela, con
i fornitori, con le banche, ecc".
"Sembra
difficile pensarlo oggi - continuano i redattori del sito - ma anche per
una piccola impresa che non ha mai pensato di esportare i propri prodotti, o di
intrattenere rapporti con il mercato internazionale, l'Euro favorirà lo
sviluppo dei mercati, abbattendo le molte barriere psicologiche (e pratiche) che
oggi impediscono lo sviluppo competitivo in altre aree geografiche e
commerciali. La qualità - cioè l'efficienza di un'azienda - diventerà il
primo ed unico elemento di giudizio del consumatore, il quale non dovrà più
fare i conti con l'oscillazione delle monete, elemento del tutto esterno alle
politiche aziendali o alla capacità dell'imprenditore.
Tuttavia la scelta dell'impresa di passare all'Euro è irreversibile: ciò vuol
dire che non potrà più tornare sui propri passi una volta optato per la
gestione delle proprie attività nella nuova moneta europea".
|