Notizia del 25/07/07 delle ore 12.57.42

"Per l'euro c'è tempo" Aziende italiane ritardatarie

Pigre più delle loro colleghe europee, anche se poi non di molto, le aziende italiane stanno letteralmente aspettando l'ultimo momento per adeguarsi all'euro: meno "eurista" di noi c'è solo la Francia. Tra le imprese che non hanno ancora aperto o convertito il proprio conto corrente in euro, i paesi più recalcitranti sono infatti quelli mediterranei: in una media nell'unione ancora alta, il 79%, le aziende senza "conto europeo" in italia sono l'82%, e in francia l'85%. Una percentuale che, ribaltata, racconta di un numero esiguo di possessori di conti correnti aziendali in euro: solo l'8%.

D'altra parte, alla data del 29 marzo 2001, sono sono l'8,3% del totale (49.769 su 601.940) le società srl italiane che hanno già convertito il loro capitale sociale in euro. Un po' di più in percentuale (il 15,1% del totale) sono le società per azioni italiane che hanno già convertito il loro capitale sociale in euro: in numeri, 6.810 società su 45.089. Un numero ancora molto basso, considerato che le aziende potevano già cominciare a farlo a partire dal primo gennaio 1999 dovranno tutte avere convertito il proprio capitale sociale entro il 31 dicembre 2001.

Il dato dell'8% ricorre anche nel numero delle imprese che stanno fatturando sistematicamente in euro: sono infatti in quella percentuale le imprese italiane già "europizzate" contro una media, in area euro, del 12%.

In compenso, già  più della metà delle imprese in italia (il 59%) ha iniziato a fissare i propri prezzi in euro e, per una volta tanto, con un trend superiore alla media dell'area euro che è circa del 52%.

Numeri ancora troppo bassi poiché entro il 1 gennaio 2002, le imprese dovranno effettuare obbligatoriamente il passaggio all'Euro.

"Non si tratta di una mera opzione contabile, altrimenti sarebbe una banale equivalenza 1 Euro = 1.936,27 lire - spiegano nel sito di euroimpresa -. Sarebbe come tentare di imparare a parlare l'inglese, pensando in italiano, anziché pensando direttamente in inglese, come correttamente fa chi parla usualmente un'altra lingua. Provate infatti ad immaginare quanti "pezzi" di un'azienda (ma anche quanti risvolti della vita quotidiana delle persone) sono interessati da una nuova unità monetaria: le strategie di vendita, i mercati di approvvigionamenti, l'organizzazione, il fisco, la previdenza e la contabilità, le politiche di marketing, gli aspetti legali, i rapporti con la clientela, con i fornitori, con le banche, ecc".

"Sembra difficile pensarlo oggi - continuano i redattori del sito -  ma anche per una piccola impresa che non ha mai pensato di esportare i propri prodotti, o di intrattenere rapporti con il mercato internazionale, l'Euro favorirà lo sviluppo dei mercati, abbattendo le molte barriere psicologiche (e pratiche) che oggi impediscono lo sviluppo competitivo in altre aree geografiche e commerciali. La qualità - cioè l'efficienza di un'azienda - diventerà il primo ed unico elemento di giudizio del consumatore, il quale non dovrà più fare i conti con l'oscillazione delle monete, elemento del tutto esterno alle politiche aziendali o alla capacità dell'imprenditore.
Tuttavia la scelta dell'impresa di passare all'Euro è irreversibile: ciò vuol dire che non potrà più tornare sui propri passi una volta optato per la gestione delle proprie attività nella nuova moneta europea".