Notizia del 25/07/07 delle ore 12.57.41

Come affrontare l'euro che arriva: prime cronache e istruzioni per l'uso 

Sono i primi giorni di gennaio, e come probabilmente avrete già capito non è successo niente di irreparabile. L'arrivo degli euro non è stato choc, è più che altro un argomento da bar e un'occasione per imparare per chi, diligente o fortunato, se li è procurati per tempo. 

Innanzitutto, se vi siete procurati il kit in monetine, avete l'indispensabile per la prima prova spicciola: cioè, avete il sufficiente per bere il caffè o comprare il giornale. Una operazione che non trova impreparati i negozianti, già pronti a raccogliere una piccola valanga di valuta sonante (per un quotidiano da 1700 lire, cioè 0,88 euro, ci vogliono almeno sei monete), ma ancora ampiamente preparati a raccogliere e dare il resto in lire. Per baristi ed edicolanti, quindi, l'euro è una faccenda di spicci: "Io non ho ancora visto una banconota" ammette l'edicola-cartoleria di Gazzada. E meno male, aggiunge il cronista: la più piccola banconota è di 5 euro, quasi diecimila lire, già tanto per un giornale. Di queste banconote però non ce n'è in giro nemmeno tante, perché i bancomat, o almeno i primi in efficienza nel fornire i nuovi biglietti all'inizio dell'anno, erogavano solo biglietti da 10 e 50 euro.

Banconote che qualcuno avrà ancora in tasca, perché andare in giro con quasi centomila lire (tale è la cifra in lire che a spanne corrisponde a 50 euro) sapendo che di resto in valuta ce n'è poco, è quantomeno imbarazzante. L'unica alternativa valida per cominciare ad utilizzarle è fare il pieno di benzina: lì le centomila - e i 50 euro - sono ben tollerati. E a parte il fatto che al self service l'unica valuta ancora concepita è la lira, e che tra i benzinai aperti gli erogatori ragionano ancora in lire, alle 10 di mattina del 2 gennaio 2002 ci sono gestori che hanno già una certa dimestichezza con le nuove banconote, e un sufficiente numero di biglietti per un dignitoso resto in euro. E pazienza se il bancomat non va perché non si capisce se funziona in lire o in euro...

Per le catene di tipo nazionale - grandi supermercati, "Spizzico", autogrill - ormai la valuta è una sola, quella europea: dal 1 di gennaio era già possibile bere il caffè in autostrada con le prime monetine, e utilizzando come pagamento le lire il resto veniva - e viene - comunque fornito in euro. Per tutti gli altri il sistema è più rilassato "Io dò il resto in lire a chi mi dà le lire, e il resto in euro a chi mi dà euro" è la risposta in coro dei piccoli negozianti. Certo, chi va in banca o in posta qualche difficoltà ce l'ha: lì non possono che erogare euro, sempre che ce li abbiano, e la situazione non è così elastica come nella "vita reale".

E allora, come comportarsi? il sistema migliore, se non vi mette troppo in difficoltà, è tenersi tutto a disposizione. Non eliminate le lire (anzi, potrebbero servivi in caso di penuria di euro o tilt del bancomat), non rifiutate l'euro - in fondo è la moneta che dovrete utilizzare d'ora in poi... - portatevi sempre dietro bancomat o carta di credito.

E seguite un piccolo consiglio: pagate con il mezzo che vi permette di non avere alcun resto, o di averne il minimo indispensabile. Il negoziante manca di euro? pagate in lire. Avete gli euro contati? approfittate per pagare in quella valuta. Avete "pezzi grossi" in entrambe le valute? ricorrete al bancomat, anche per importi bassi. Il maggior elemento di confusione infatti, è rappresentato proprio dal resto, che vi può essere dato in qualunque valuta sia disponibile al negoziante, creando seri problemi per le verifiche e seri rischi di fregature.

E, già che ci siete, accettate altri due piccoli consigli tanto per cominciare. Innanzitutto, convertite a mente in lire- anche grossolanamente, contando 1 euro per 2000 lire o poco meno -  l'importo in euro che il negoziante propone, solo per capire se l'ordine di grandezza corrisponde: 30 euro, per esempio, sono troppi per un chilo di mele dal fruttivendolo. E non fatevi prendere dalla tentazione, solo per non cercare monetine, di lasciare "la mancia": pagare con un pezzo da un euro un caffè che costa 77 centesimi, vuol dire lasciare lì più di quattrocento lire in più. 

Il diario dell'Euro di Vareseweb

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