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Come affrontare l'euro che
arriva: prime cronache e istruzioni per l'uso
Sono i primi giorni di gennaio,
e come probabilmente avrete già capito non è successo niente
di irreparabile. L'arrivo degli euro non è stato choc, è
più che altro un argomento da bar e un'occasione per imparare
per chi, diligente o fortunato, se li è procurati per
tempo.
Innanzitutto, se vi siete
procurati il kit in monetine, avete l'indispensabile per la
prima prova spicciola: cioè, avete il sufficiente per bere il
caffè o comprare il giornale. Una operazione che non trova
impreparati i negozianti, già pronti a raccogliere una
piccola valanga di valuta sonante (per un quotidiano da 1700
lire, cioè 0,88 euro, ci vogliono almeno sei monete), ma
ancora ampiamente preparati a raccogliere e dare il resto in
lire. Per baristi ed edicolanti, quindi, l'euro è una
faccenda di spicci: "Io non ho ancora visto una
banconota" ammette l'edicola-cartoleria di Gazzada. E
meno male, aggiunge il cronista: la più piccola banconota è
di 5 euro, quasi diecimila lire, già tanto per un giornale.
Di queste banconote però non ce n'è in giro nemmeno tante, perché
i bancomat, o almeno i primi in efficienza nel fornire i nuovi
biglietti all'inizio dell'anno, erogavano solo biglietti da 10
e 50 euro.
Banconote che qualcuno avrà
ancora in tasca, perché andare in giro con quasi centomila
lire (tale è la cifra in lire che a spanne corrisponde a 50
euro) sapendo che di resto in valuta ce n'è poco, è quantomeno
imbarazzante. L'unica alternativa valida per cominciare ad
utilizzarle è fare il pieno di benzina: lì
le centomila - e i 50 euro - sono ben tollerati. E a parte il
fatto che al self service l'unica valuta ancora concepita è
la lira, e che tra i benzinai aperti gli erogatori ragionano
ancora in lire, alle 10 di mattina del 2 gennaio 2002 ci sono
gestori che hanno già una certa dimestichezza con le nuove
banconote, e un sufficiente numero di biglietti per un
dignitoso resto in euro. E pazienza se il bancomat non va perché
non si capisce se funziona in lire o in euro...
Per le catene di tipo
nazionale - grandi supermercati, "Spizzico",
autogrill - ormai la valuta è una sola, quella europea: dal 1
di gennaio era già possibile bere il caffè in autostrada con le prime
monetine, e utilizzando come pagamento le lire il resto veniva
- e viene - comunque fornito in euro. Per tutti gli altri il
sistema è più rilassato "Io dò il resto in lire a chi
mi dà le lire, e il resto in euro a chi mi dà euro" è
la risposta in coro dei piccoli negozianti. Certo, chi va in
banca o in posta qualche difficoltà ce l'ha: lì non possono
che erogare euro, sempre che ce li abbiano, e la situazione
non è così elastica come nella "vita reale".
E allora, come comportarsi?
il sistema migliore, se non vi mette troppo in difficoltà, è tenersi
tutto a disposizione. Non eliminate le lire (anzi, potrebbero
servivi in caso di penuria di euro o tilt del bancomat), non
rifiutate l'euro - in fondo è la moneta che dovrete
utilizzare d'ora in poi... - portatevi sempre dietro bancomat
o carta di credito.
E seguite un piccolo
consiglio: pagate con il mezzo che vi permette di non avere
alcun resto, o di averne il minimo indispensabile. Il
negoziante manca di euro? pagate in lire. Avete gli euro
contati? approfittate per pagare in quella valuta. Avete
"pezzi grossi" in entrambe le valute? ricorrete al
bancomat, anche per importi bassi. Il maggior elemento di
confusione infatti, è rappresentato proprio dal resto, che vi
può essere dato in qualunque valuta sia disponibile al
negoziante, creando seri problemi per le verifiche e seri
rischi di fregature.
E, già che ci siete,
accettate altri due piccoli consigli tanto per cominciare.
Innanzitutto, convertite a mente in lire- anche
grossolanamente, contando 1 euro per 2000 lire o poco meno
- l'importo in euro che il negoziante propone, solo per
capire se l'ordine di grandezza corrisponde: 30 euro, per
esempio, sono troppi per un chilo di mele dal fruttivendolo. E
non fatevi prendere dalla tentazione, solo per non cercare
monetine, di lasciare "la mancia": pagare con un
pezzo da un euro un caffè che costa 77 centesimi, vuol dire
lasciare lì più di quattrocento lire in più.
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Il
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