In questi giorni nelle sale al fianco
dellamerican gigolò Richard Gere, Winona Ryder torna così alla commedia
sentimentale che tanto laveva lanciata nel cinema poco più di dieci anni fa. La
giovane attrice, da pochi mesi immortalata con le sue impronte sulla Hollywood Boulevard,
la strada delle stelle, abbandona così momentaneamente limpegno iniziato con Ragazze interrotte, il bel film
indipendente da lei prodotto lo scorso anno e diretto da James Mangold: per questa parte
per lei si era perfino parlato di Oscar, ma poi la sua interpretazione fu offuscata da
quella carismatica e toccante della coprotagonista Angelina Jolie, la quale si portò a
casa lambita statuetta.
Giovanissima, Winona raggiunse il successo nel 1988 con il film che lanciò anche un
giovane regista allora sconosciuto, ma in grado di ricostruire perfettamente un ambiente
gotico americano con delle atmosfere poi diventate uno stile: Tim Burton la volle per la
sarcastica e originale commedia nera di Beetlejuice Spiritello porcello.
Ma è il 1990 lanno della definitiva consacrazione. Dopo la parentesi del
giovanilistico e ribelle Schegge di follia e del biografico e scatenato Great
Balls of fire, in Sirene fa parte di un cast a dir poco stellare:
una piccolissima Christina Ricci (la futura Mercoledì della famiglia Addams) laiuta
nellimpresa di reggere il confronto con interpreti come Cher, Bob Hoskins e Johnny
Deep: proprio niente male come inizio per una piccola e apparentemente indifesa ragazza.
Questa piccola e indifesa ragazza ha invece dimostrato la sua lucidità proprio nella
scelta di questi film interpretati allinizio degli anni novanta: uno su tutti, la
favola di Edward Mani di forbice, il grandioso film, sempre di Tim
Burton, dove al fianco di Johnny Deep riesce a far vivere un amore come da anni non se ne
vedevano al cinema: cattivo, non melenso, mai scontato o banale, il film fu per Winona la
conferma della nascita di unattrice che non sarebbe morta di lì a paio di anni.
Infatti, poco più che ventenne riceve la sua prima nomination agli Oscar con Letà
dellinnocenza, diretta da quel mostro sacro del cinema (purtroppo
sottovalutato) che è Martin Scorsese. É il 1993, lanno in cui gira anche
lindipendente Giovani, carini e disoccupati. Due film in un anno
apparentemente molto opposti, ma che in comune hanno la singolarità della voglia di osare
e uscire dagli schemi: il primo dalla parte canonica del cinema, il secondo da quella di
quel cinema giovanile degli ultimi anni che tenta di acquisire una sua voce. Negli anni
seguenti si sono poi susseguiti sempre film piuttosto altalenanti: dal deludente remake di
Piccole Donne al bello e originale quarto capitolo della saga di Alien (Alien
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