I PERSONAGGI
a cura di Manuel Sgarella

 

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Tim Burton

Forse il più Hollywoodiano degli anticonformisti americani: uno dei veri grandi autori degli ultimi quindici anni; un vero regista, colui che è capace di vedere e far vedere un mondo da lui concepito cupo e malinconico, poetico, triste, misterioso: tutto senza il bisogno di sotterfugi narrativi, ma semplicemente con un talento visivo per le storie di outsider davvero innato.

Il suo talento lo dimostra fin dagli esordi con un cortometraggio che pare essere solo una parodia di Frankenstein e che invece si rivela essere un piccolo filmino summa di tutto quello che sarà la sua futura filmografia: il titolo è Frankiewinnie ed è il 1984: si tratta della rivisitazione, con gli occhi di un bambino, della storia dell’orrendo mostro. Storia che in futuro si ripeterà spesso. Il suo primo lungometraggio arriva nel ’85: Le Avventure di Pee Wee, un personaggio simbolo degli americani: il risultato è un film normalmente strano per Burton, ma comunque grezzo per quelle che sono le potenzialità del futuro regista culto.

Dopo qualche piccola regia televisiva, come una puntata della serie Alfred Hitchcook presenta, arriva il primo vero lungometraggio che tirerà fuori il gotico Tim Burton: anno ’88, Beetlejuice – Spiritello porcello, è un agglomerato di poesia e demenzialità capace di far sorridere e impaurire per la cattiveria celata dietro all’ironia. Ma se questo piccolo film diventa un piccolo culto, l’anno successivo compie l’impresa: trasformare quella che poteva essere una vera commercialata americana in capolavoro: Batman diventa così la storia di un emarginato che lotta contro il crimine, non solo la storia di un supereroe, ma il vero simbolo cinematografico di una generazione, di quella commistione di generi e situazioni che è il postmoderno. Stessa cosa, se non addirittura migliore, il seguito Batman II – il ritorno del ’92.

Tra i due capolavori, ne gira un terzo che forse è ancora più bello, una delle storie d’amore più sentite nel panorama cinematografico da decenni: è il 1990 ed Edward, mani di forbice segna la consacrazione ad autore di un regista che è così in grado non solo di mettere in scena, ma di creare uno stile. Stile che gli permetterà di ricreare nel ’95 la storia di un altro incompreso: il peggior regista della storia del cinema: da Ed Wood vedere i film di questo tale fino ad allora sconosciuto diventa persino una moda: un cinefilo che non li abbia visti, viene considerato un ignorante.

Con Mars Attack invece sferra un duro colpo a quella che viene considerata la brava mentalità della fantascienza americana: in piena citazione anni ’50 lo sguardo sulla falsa america perbenista e di facciata e lapidatorio. E se con Il mistero di Sleepy Hollow torna dal suo attore preferito, Johnny Depp, creando un’intesa che fa emergere un altro piccolo capolavoro seppur sottotono rispetto agli altri, con Il pianeta delle scimmie sembra essere riuscito in un’altra grande impresa: il suo sguardo pare abbia coniugato perfettamente l’operazione commerciale del remake con la propria ricostruzione d’autore, esattamente come fece con Batman.

 

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