I PERSONAGGI
a cura di Manue
l Sgarella

bianco2.gif (812 byte)
Steven Spielberg

Il vero prodigio della Hollywood degli ultimi trent’anni. Fin da ragazzo Steven Spielberg ha dimostrato di conoscere appieno la macchina cinema confezionando fin dai primi anni ‘70 un capolavoro dietro l’altro. Subito apprezzato da un pubblico di tutte le età, Hollywood lo ha celebrato come mastro solo nell’ultimo decennio, ma Spielberg non ha abbandonato la voglia di divertire mantenendo sia una carriera "impegnata", sia continuando a creare prodotti di "intrattenimento".

Spielberg potrebbe essere definito uno dei pochi autori che non ha dimenticato il bambino che c’è in ognuno di noi. Questo non vuol dire scrivere storie per bambini, ma semplicemente sapere quello che ognuno di noi ha dimenticato, desidera, teme, o ama. Rappresentarlo non è sempre facile, ma questo istinto ha fatto nascere Lo squalo, che ha letteralmente terrorizzato i bagnanti di tutta america (e non solo), oppure Duel che suggerisce di non viaggiare mai da soli in auto. Sentimentalismi forti e struggenti, anche con una visione innovativa degli alieni, hanno Incontri ravvicinati del terzo tipo e E.T.
È impossibile dare un’occhiata alla filmografia di Spielberg senza tralasciare qualcosa. Sempre rimanendo nell’ambito dell’intrattenimento la trilogia di Indiana Jones non ha bisogno di commenti da tanto che il personaggio è entrato nell’immaginario collettivo. Stessa cosa per Jurassik Park.
La prima svolta per così dire "impegnata" arriva nell’84 con Il colore viola, apologo antirazzista che non ha ottenuto un gran successo commerciale. Stessa sorte al poco conosciuto L’impero del sole. Più fortunato, ma non di tanto, il magico Always, per sempre dell’89. Dopo il flop commerciale di Hook, Capitan Uncino, arriva il ’93 l’anno del riscatto per critica e pubblico: con Schindler’s List si porta a casa ben sette premi oscar. Per molti (americani) è la consacrazione ad autore. Per altri (europei) è solo un premio a un regista che è autore ormai da 20 anni.
Qualcosa deve ancora maturare e così nasce Amistad che però non nasconde una certa banalità, seppur nella sua suggestiva confezione. Si arriva a Salvate il soldato Ryan (98) con una visione piuttosto americana della Grande Guerra cui segue l’incontro con il maestro Stanley Kubrick, del quale porta a termine il progetto di A.I., ma senza gli eclatanti risultati che ci si aspettava. La maturazione, quel "qualcosa" in più sembra arrivare proprio oggi con Minority Report: una bella analisi del futuro e del concetto di libertà dove viene utilizzata la storia solo come pretesto narrativo per raccontare il presente.

 

bianco1.gif (833 byte) bianco2.gif (812 byte) bianco3.gif (854 byte)