È il regista del momento, quasi fosse diventata una moda. Tutti
oggi a Hollywood vogliono recitare con lui, qualsiasi cosa faccia. Non
ancora quarant’enne è ormai uno dei re Mida della capitale del
cinema, alla stregua di Steven Spielberg o Ron Howard. Sua
particolarità: è anche un ottimo direttore della fotografia,
sceneggiatore e montatore.
Soderbergh non nasce proprio come regista di blockbuster. Il suo
esordio nell’89 è stato un vero e proprio esordio con il botto: l’intrigante
e controverso Sesso, Bugie e Videotape venne premiato a
Cannes e fu l’inizio della visibilità internazionale per tutti quei
piccoli film indipendenti che poi hanno caratterizzato la prima parte
degli anni ’90. Acclamato dalla critica e accolto anche
positivamente dal pubblico, Soderbergh sembrava poi fermarsi
semplicemente a quel titolo, tant’è che le sue opere successive,
seppur sempre caratterizzate da un’originaria e istintiva regia, non
hanno ottenuto lo stesso successo di critica e pubblico.
Nei primi anni ’90, infatti, si perde un po’ in produzioni di
poco conto come Piccolo, Grande Aaron o Torbide
Ossessioni e collabora alla sceneggiatura del bel Nightwatch.
La rinascita arriva quasi dieci anni dopo il suo primo successo: Out
of sight ha il pregio di portare sul grande schermo George
Clooney e Jennifer Lopez. È il 1998 e il film ottiene un grosso
successo di pubblico lanciando soprattutto l’attore di E.R. come
il nuovo Gary Grant. La critica invece risulta leggermente più
fredda, bocciando il film noir americano. Il ’99 è l’anno di un
piccolo film, in Italia uscito solo in cassetta; L’inglese con
Terence Stamp è un vero successo per la critica: originale e
politicamente non corretto, rispecchia, con un anno di anticipo, l’America
corrotta che sarà rappresentata in Traffic.
Ed è proprio con Traffic che
Soderbergh conquista il mondo del cinema. Insieme al commerciale Erin
Brockovich, l’anno scorso si è guadagnato due
nominations come miglior regista, portandosi a casa l’Oscar per Traffic,
un’opera coraggiosa, realizzata con grossi attori, ma con il
coraggio di far vedere la realtà americana sotto un punto di vista
decisamente controcorrente, da vero indipendente quale è Soderbergh
nello spirito.
Cadere nella trappola del film commerciale è facile. Lo è ancor
di più realizzare opere per soldi. Quest’anno Ocean’s
Eleven ha messo in piedi un manipolo di star come non se
ne vedeva da anni e, seppur il film si regga su grandi protagonisti,
il suo singolare modo di raccontare le storie è vincente, rendendo
originale persino una storia scontata come quella della rapina. Un
regista di cui si sentirà parlare ancora molto.