I PERSONAGGI
a cura di Manuel Sgarella

bianco2.gif (812 byte)
Steven Soderbergh

È il regista del momento, quasi fosse diventata una moda. Tutti oggi a Hollywood vogliono recitare con lui, qualsiasi cosa faccia. Non ancora quarant’enne è ormai uno dei re Mida della capitale del cinema, alla stregua di Steven Spielberg o Ron Howard. Sua particolarità: è anche un ottimo direttore della fotografia, sceneggiatore e montatore.

Soderbergh non nasce proprio come regista di blockbuster. Il suo esordio nell’89 è stato un vero e proprio esordio con il botto: l’intrigante e controverso Sesso, Bugie e Videotape venne premiato a Cannes e fu l’inizio della visibilità internazionale per tutti quei piccoli film indipendenti che poi hanno caratterizzato la prima parte degli anni ’90. Acclamato dalla critica e accolto anche positivamente dal pubblico, Soderbergh sembrava poi fermarsi semplicemente a quel titolo, tant’è che le sue opere successive, seppur sempre caratterizzate da un’originaria e istintiva regia, non hanno ottenuto lo stesso successo di critica e pubblico.

Nei primi anni ’90, infatti, si perde un po’ in produzioni di poco conto come Piccolo, Grande Aaron o Torbide Ossessioni e collabora alla sceneggiatura del bel Nightwatch. La rinascita arriva quasi dieci anni dopo il suo primo successo: Out of sight ha il pregio di portare sul grande schermo George Clooney e Jennifer Lopez. È il 1998 e il film ottiene un grosso successo di pubblico lanciando soprattutto l’attore di E.R. come il nuovo Gary Grant. La critica invece risulta leggermente più fredda, bocciando il film noir americano. Il ’99 è l’anno di un piccolo film, in Italia uscito solo in cassetta; L’inglese con Terence Stamp è un vero successo per la critica: originale e politicamente non corretto, rispecchia, con un anno di anticipo, l’America corrotta che sarà rappresentata in Traffic.

Ed è proprio con Traffic che Soderbergh conquista il mondo del cinema. Insieme al commerciale Erin Brockovich, l’anno scorso si è guadagnato due nominations come miglior regista, portandosi a casa l’Oscar per Traffic, un’opera coraggiosa, realizzata con grossi attori, ma con il coraggio di far vedere la realtà americana sotto un punto di vista decisamente controcorrente, da vero indipendente quale è Soderbergh nello spirito.

Cadere nella trappola del film commerciale è facile. Lo è ancor di più realizzare opere per soldi. Quest’anno Ocean’s Eleven ha messo in piedi un manipolo di star come non se ne vedeva da anni e, seppur il film si regga su grandi protagonisti, il suo singolare modo di raccontare le storie è vincente, rendendo originale persino una storia scontata come quella della rapina. Un regista di cui si sentirà parlare ancora molto.

 

bianco1.gif (833 byte) bianco2.gif (812 byte) bianco3.gif (854 byte)