Figlia del Steve Tyler degli Aeronsmith, Liv Tyler probabilmente
deve proprio a questa sua caratteristica quellalone dolce e
sensuale, ma allo stesso tempo duro e tenace, che la contraddistingue.
E probabilmente è proprio questa caratteristica che lha fatta
amare, e la fa amare, dai più grandi registi attualmente in circolazione.
Dopo varie parti in piccoli film per la televisione come il non
eccelso thriller Rosso dautunno, sono proprio piccole
interpretazioni in film indipendenti che la fanno conoscere al
pubblico giovanile: con Dollys Restaurant si scopre
la sua dolcezza e voglia di ribellione, quella stessa grinta che viene
totalmente messa in risaldo nello scatenato Empire Records,
dove la musica, grande amica con una strepitosa colonna sonora, laccompagna
nella sua perdita dinnocenza.
Stessa sorte le capiterà nel film che la farà conoscere in tutto
il mondo: ed è proprio il nostro Bernardo Bertolucci a esaltare la
sua carica erotica e a valutare la sua potenza recitativa in Io
ballo da sola del 96: da questo film tutti si ricorderanno
il suo nome. È il trampolino di lancio: dora in poi solo successi
coroneranno la sua carriera, alternata comunque da qualche film
mediocre e commerciale, ma comunque un percorso costantemente in
evoluzione.
La musica abbinata alla sua sensualità sembrano essere il suo
punto forte: lo nota anche Tom Hanks che la vuole, lo stesso anno, per
Music Graffiti, storia di un gruppo rock degli anni 60.
Piccolo buco nellacqua, ma non commercialmente, è Armageddon
del 98 di Michael Bay: film commerciale che nulla a che
vedere con le sue normali produzioni, la sua parte si può pure
dimenticare.
Dopo Bertolucci solo un altro regista è riuscito a valorizzarla
alla perfezione e in ben due film: si tratta dello storico settantenne
e graffiante Robert Altman, il quale, nel 99 la fa partecipe di
quel capolavoro che è La fortuna di Cookie: unopera
che esalta appieno le sue qualità dattrice e di ribelle. Mentre
con il seguente, e non altrettanto bello, Il dottor T e le donne
le riserva solo una piccola parte, ma è comunque segno che la ragazza
è entrata nellolimpo di un maestro.
Con Un corpo da reato invece sembra essere caduta
nella rete della commercialità dove il suo corpo viene sfruttato per
limmagine del film, ma non è così: il titolo italiano non fa
altro che penalizzare lei e il film, il quale incentrato invece sullossessione
di molti per una donna che nessuno vuole vedere per quello che è. La
stessa Liv dice di essersi molto divertita a uscire dai soliti schemi:
non ancora venticinquenne è già sulla strada delle star, senza alcun
clichè dietro cui nascondersi.