Uno dei nuovi e maggiori attori di Hollywood: non un semplice divo,
ma un vero e proprio attore a tutto tondo, capace di regalare emozione
e stringere patti con il pubblico senza che questi lo sappia. Kevin
Spacey ha finora vinto due premi oscar in meno di cinque anni, e non
accenna a perdere la sua vena indipendente che lo ha portato ad avere,
a tutt’oggi, un nome non paragonabile a nessun altro divo del
passato.
La sua carriera artistica inizia alla fine degli anni ’80 quando
arrivano piccoli ruoli in film che hanno ottenuto un gran successo
come i campioni di incassi Una donna in carriera dell’88,
dove per la prima volta interpreta il ruolo di un ricco cinico, e Non
guardarmi... non ti sento dell’89. In Americani
del ’92 da una grande prova di sé, diventando uno dei
co-protagonisti e sempre azzeccando il ruolo a lui congeniale dell’uomo
d’affari privo di valori: ruolo che riprenderà anche in un altro
piccolo film indipendente due anni dopo: si tratta de Il prezzo
di Hollywood, anticamera per quello che l’anno dopo sarà
quel capolavoro opera prima di Brian Synger I soliti sospetti.
In questo film il martellone "chi è Kaizer Soze" gli vale
la prima statuetta più ambita del cinema quale attore non
protagonista. Ma non è finita: lo stesso anno interpreta il ruolo di
John Doe, l’incarnazione del male in Seven di un altro
giovane emergente David Fincher.
Da allora tutti lo conoscono, il nome comincia a essere ricordato
facilmente e le proposte avanzano inesorabilmente: l’anno seguente Il
momento di uccidere di Joel Schiamcher e Virus Letale,
due film decisamente commerciali fanno aumentare la sua popolarità,
ma sempre nel ’96 realizza il piccolo Insoliti criminali
di cui cura la regia dimostrando di avere anche un’anima autoriale:
il film sembra essere il risultato di tanti anni di cinema
indipendente e arrabbiato, meditato senza coinvolgimento consumistico
di Hollywood.
1997: altri tre film lo avvicinano all’olimpo del cinema per
attori protagonisti: il caotico L.A. Confidential, il
confuso e problematico Mezzanotte nel giardino del bene e del
male di Clint Eastwood e il documentaristico Riccardo
III - Un uomo, un re di Al Pacino.
Il negoziatore del ’98 segna il suo ingresso nel
grande cinema dei protagonisti: ormai manca poco e la sua
interpretazione in American Beauty nel ’99 gli frutta
la seconda statuetta, questa volta però come attore protagonista,
infatti il film non sarebbe stata la stessa cosa se lui, con il suo
apparente cinismo, non fosse riuscito a dare vita al personaggio del
padre frustrato e insoddisfatto dall’aver avuto tutto. Gli ultimi
film invece non lo hanno portato molto alla ribalta del grande
pubblico, ma la critica è concorde a salvare decisamente le sue
interpretazioni sia in Un sogno per domani che nel
piccolo e carino Un perfetto criminale.
Kevin Spacey sembra proprio trovarsi meglio nelle piccole
produzioni, quelle dalle quali nessuno sembra aspettarsi nulla: è in
questi ruoli che da il meglio di sé regalando ruoli davvero
indimenticabili.