Quest’anno compie quarant’anni: per lei il successo è arrivato
piuttosto tardi, ma è decisamente arrivato alla grande e al suo
attivo vanta già due nominations agli Oscar nel giro di dieci anni.
Non è facile per un’attrice non bellissima e di questa età trovare
parti a Hollywood, ma per lei le parti ci sono.
Julianne Moore è capace di passare dal commerciale al film d’autore
senza problemi ne d’immagine ne di caratterizzazione: dopo alcuni
film Tv, nei primi anni ’90 interpreta piccoli ruoli come nell’horror
I delitti del gatto nero del ’90, o nel 92 in Body
of evidence con Madonna o nel bello e sottovalutato La
mano sulla culla. La critica comincia ad accorgersi di lei
grazie al genio di Robert Altman che la sceglie per il corale America
Oggi, forte critica al finto perbenismo statunitense: da
questo film la strada per i film corali che sembrano essere proprio
quelli che meglio la fanno valutare positivamente.
Nel ’94 primo film da protagonista: Vanya sulla 42esima
strada di Luois Malle. La strada del successo comincia a
salire e arrivano anche le prime proposte commerciali come Nine
Months al fianco dell’emergente Hugh Grant: il film non
questo granchè, ma Julianne continua a farsi notare.
Il vero colpo di coda arriva nel ’97, sia dal punto di vista
commerciale che dal punto di vista autoriale. Per la notorietà, Il
mondo perduto - Jurassic Park II rappresenta il trampolino per
la visibilità mondiale, mentre a farla considerare da tutti è un
piccolo film indipendente sui film porno degli anni ’70: Boogie
Nights dell’allora ventisettenne Paul Thomas Anderson,
il quale la dirigerà anche due anni dopo nel bellissimo, ed ennesimo
film corale, Magnolia. Dopo l’apparizione in Il
grande Lebowski dei fratelli Coen, un altro film corale che la
confermerà un’attrice intelligente e con cervello che non guarda
solo al ritorno economico, è il secondo film al fianco dell’intramontabile
Robert Altman: La fortuna di Cookie del ’99, anno che
per Julianne Moore è decisamente d’oro visti anche le
interpretazioni nei film in costume Fine di una storia e
Un marito ideale.
Piccola caduta di tono con Hannibal
nel 2000, ma il film almeno sulla carta sembrava promettere bene. Si
riscatta subito lo stesso anno con il singolare La mappa del
mondo al fianco di una Sigourney Weaver in piena forma: le due
donne in coppia hanno dato un vero spessore al film.
Attualmente è nelle sale con Evolution
di Ivan Reitman, per lei più che altro
si tratta di un provare a uscire dai soliti schemi: senza aspettarsi
nulla, fare un film demenziale che non abbia alcuna pretesa se non
quella di intrattenere e divertire durante una serata estiva.