Oggi quarantenne, sembra non invecchiare mai. Faccia da trentenne
"sfigato" Hugh Grant non disdegna la commedia leggera,
tantomeno film più impegnati come ha ampiamente dimostrato ad inizio
carriera. La sua verve comica non è data da esilaranti gag, ma dal
suo tipico atteggiamento inglese, la cui natura lo contraddistingue da
numerosi piccoli attori americani.
La sua vita artistica inizia alla fine degli anni ’80 con qualche
piccolo film e un exploit quale è Maurice, pellicola in
costume che lancia alla ribalta internazionale anche un regista del
calibro di James Ivory. Da qui una serie di film d’autore come Luna
di Fiele di Roman Polansky del ’92 e Quel che resta del
giorno sempre di Ivory. Quest’ultimo film ottiene diverse
candidature agli oscar del ’93 portando all’attenzione
hollywoodiana l’allora trentenne Hugh Grant. Ma è con il successo
internazionale di Quattro matrimoni e un funerale di Mike
Newell che l’attore sarà definitivamente consacrato a divo. Il film
è un vero prodotto indipendente che è stato capace di rilanciare la
commedia inglese sopita da anni.
Purtroppo per lui però questo film diventa anche un flagello e
dopo l’interpretazione del bellissimo Ragione e sentimento (girato
prima del film di Newell), Grant si lancia in una serie di produzioni
stereotipate, hollywoodiane e con ben poca anima. Lo dimostrano il
noioso Ninth Month, lo scontato thriller Soluzioni Estreme al
fianco di Gene Hackman e le commediole, carine ma facilmente
dimenticabili, Notting Hill e Micky occhi blu. In questo anni
inoltre, si parla del ’95-97, è suo lo scandalo di essere stato
arrestato in compagnia di una prostituta.
Ed è Woody Allen con Criminali da strapazzo che nel 2000 è
capace di far emergere un altro lato sconosciuto di Hugh Grant. Il
vecchio ed energico Woody gli cuce addosso un personaggio cattivo,
opportunista e donnaiolo. È subito un successo, sia di critica che di
pubblico, tanto che ottiene un ruolo simile ne Il diario di Bridget
Jones.
Su questa nuova immagine, da duro opportunista solitario, è stato
costruito il bel personaggio di About a boy, basato su un
romanzo dell’indipendente Nick Hornby. Risultato: una seconda
carriera per Hugh Grant.