Specializzata in film in costume Helena Bonham Carter non è mai
riuscita a essere una vera e propria diva, nel vero senso della
parola, bensì è da sempre nell’immaginario collettivo
hollywoodiano la miglior attrice per questo tipo di ruoli. Ha comunque
lavorato con tutti i più grandi registi sulla piazza e nessuno ne è
rimasto deluso: anzi hanno tutti lodato di lei una solenne
professionalità.
Nonostante la sua filmografia sia costellata di successi e
insuccessi di tutti i generi, di film classici in costume e film
"attuali", non è un caso che gli unici film che l’abbiano
consacrata alla storia del cinema siano proprio pellicole in costume.
Unico caso che l’ha fatta uscire da questo schema e l’anticonvenzionale
e rivoluzionario Fight Club
del ’99 dove comunque non è protagonista ma occupa un ruolo minore:
stessa sorte per La dea dell’amore di Woody Allen del
’95, dove in un altro ruolo minore non disdegna e non sfigura nella
parte assegnatagli.
Ma è stato nel lontano 1986 che il mondo cinematografico si
accorge di questa straordinaria e bellissima ragazza dall’aspetto
molto fragile: si tratta di Camera con vista di James
Ivory, film che la porta persino alle soglie dell’Accademy Award;
unico altro film in cui riuscirà nell’impresa di farsi notare sarà
La teoria del volo del ’98, ma le possibilità di
vincere il primo Oscar erano davvero molto lontane. Sempre Ivory la
rivorrà con sè nell’altro capolavoro che è Casa Howard
del ’91, lei nel frattempo, già persa nel clichè dei film in
costume aveva già interpretato Francesco nell’88 al
fianco di Micky Rourke e nel ’90 Amleto, kolossal
shakespiriano di Franco Zeffirelli. Altro titolo che non si può
dimenticare e nella quale ha dato grande prova di attrice nel Mary
Shally’s Frankestein al fianco di Robert De Niro e diretta
da Kenneth Branagh.
Con Il Pianeta
delle scimmie esce dal passato, ma non dai film in
costume: il film ottiene un successo planetario, ma nessuno la
riconosce sotto 4 ore di pesante trucco nell’interpretazione della
scimmia Ari.